Per Roberti, “I termini dei processi vanno bloccati, il problema non è lì”

Ad avviso dell'ex procuratore Antimafia Franco Roberti, oggi eurodeputato dem, l'impressione “è che ancora una volta si stia perdendo l'occasione di intervenire per rendere più efficiente il processo penale, evitando di fare ciò che serve davvero” mentre “ci si ostina con questo approccio riduttivo, parlando esclusivamente di prescrizione che è il sintomo del problema, non il problema in sé”.

In un'intervista a Il Fatto, Roberti dice che sembra “che la politica non voglia proprio eliminare le disfunzioni della giurisdizione”, tanto che si chiede: “Ma come si fa a baloccarsi sul fatto se il blocco della prescrizione debba durare sei mesi in più o sei mesi in meno, quando il sistema delle notifiche in Italia è fermo a 100 anni fa?”. Secondo l'ex procuratore Antimafia oggi a Bruxelles, il problema della ragionevole durata dei processi che la legge deve assicurare, secondo l'articolo 111 della Costituzione, “non si garantisce con la prescrizione” e, anzi, “di prescrizione non si dovrebbe più parlare nel momento in cui lo Stato ha manifestato la sua volontà punitiva con la richiesta di rinvio a giudizio”.

Quindi, secondo Roberti, la prescrizione “Va bloccata al massimo dopo la sentenza di primo grado” e semmai deve cominciare a decorrere “non dal momento in cui viene commesso il fatto come è previsto oggi, ma da quando i pm ne vengono a conoscenza”. E questo “sarebbe l'ideale” mentre tutto il resto “è compromesso”. Quindi ad avviso dell'ex procuratore Antimafia quello che dovrebbe fare il Pd oggi è “occuparsi della riforma del processo penale che tutti attendiamo da tempo” e se proprio non si dovesse riuscire “a ragionare in altri termini, di fronte alla necessità di salvare i processi ma pure l'esigenza che non siano infiniti, allora la distinzione che si fa nel ddl del Pd è ragionevole”. Quindi, in questo caso “il blocco della prescrizione nel caso di sentenza di condanna ha un senso, lo ha molto meno in caso di assoluzione”.

Però Roberti si guarda bene dal dare la sua benedizione al ddl e punta il dito semmai sulla questione dei tempi morti del processo, “che vanno eliminati” a suo avviso. Quindi chiosa: “So di dare un dispiacere agli avvocati, ma servirebbe anche un filtro di ammissibilità per evitare giudizi di appello puramente dilatori”. Poi ne dice un'altra: “Ha senso che in primo grado si venga giudicati da un giudice monocratico mentre in secondo grado ne servono tre? Di tutto questo dovrebbero parlare Pd e Movimento 5 Stelle, non di prescrizione. Dove sta la riforma del processo penale?”, si chiede Roberti.

E rivolgendosi al ministro Bonafede, sulla quale ci sta lavorando, lo incalza: “E quando la tira fuori?” E al Pd chiede: “Perché non esige di poterne discutere immediatamente?”. Per Roberti, anziché realizzare “compromessi al ribasso” bisognerebbe essere capaci “nell'interlocuzione con i 5 Stelle di guardare più lontano, a quello che serve davvero ai cittadini”.