Per Scotti, “senza una visione l'Italia rischia un secondo 1992”

“Io credo che l'attuale maggioranza di governo non sia consapevole del rischio che corre il Paese”. In una intervista a La Stampa di Torino, Vincenzo Scotti, classe 1933, più volte ministro di prima fascia per la Dc (Esteri, Interno, Lavoro, Beni culturali), negli ultimi anni animatore della Link University, considerata un centro di studi limitrofo ai Cinque Stelle, lancia un avviso: “Se le forze politiche non ritrovano visione, valori condivisi, l'Italia rischia una crisi di sistema, esattamente come nel 1992”.

Una crisi, secondo Scotti, che “segnò un passaggio traumatico nella storia della Repubblica” e il premier Conte “deve stare molto attento a non apparire velleitario, provando invece ad essere costruttore” perché se invece “si preoccupa di tutelare solo se stesso, rischia di perdersi”. Quindi l'ex ministro Dc invia un messaggio in bottiglia all'indirizzo di Palazzo Chigi: se invece Conte “è pronto anche a mettersi in discussione, poi verranno a cercarlo…” consiglia Scotti.

Sulle dinamiche del contratto che ha vincolato dapprima M5S e Lega e adesso M5S e Pd, Scotti ravvisa che nel negoziato “vado a tutelare il ‘mio', mi interesso soltanto di quello e il resto non mi appartiene” e questo è “il tarlo che erode il tavolo”. E Grillo, Conte e Di Maio sono “forze che non hanno una storia alle spalle” anche l'attuale Pd “”sembra non avere radici” analizza e accusa l'ex ministro. Quanto al Presidente del Consiglio, Conte “in questa fase è il garante della maggioranza” ma più “come persona ma non come punto di sintesi politica” e questo Scotti non lo ritiene “più sufficiente° perché “Pd e Cinque stelle manifestano orientamenti diversi e bisogna fare in modo che trovino un idem sentire”.

Il rischio secondo l'ex pluri-titolare di dicasteri democristiano, il rischio è che oggi le forze politiche si inchinino “alle sardine di turno, con il retropensiero (pur dicendo il contrario) di metterci il cappello sopra, ma poi quando arriva il momento di dire la loro sulle questioni davvero importanti, non si sbilanciano”. Scotti va con la memoria a ritroso nel tempo, e da lì ripesca un immagine: “Ricordo come fosse oggi – racconta – l'imbuto che paralizzò il pentapartito nel 1991-92: dopo il crollo del muro di Berlino, i primi effetti di Maastricht, Craxi spingeva per la Grande riforma e De Mita era contrarissimo. Si capì che non c'era più una ragione comune forte. Qualcuno di noi comprese che bisognava rispondere ad un mutamento epocale, a cominciare dal capo dello Stato Francesco Cossiga. Ma poi ci si trascinò stancamente e la Prima Repubblica crollò in pochi mesi”.

E oggi, che rischi corre il Paese? “Lo stesso rischio”, risponde sicuro Scotti, di “mancanza di un disegno comune” e Il Presidente Mattarella “ne è consapevole e quello è il senso forte delle sue parole”. Questo anche il senso delle sue parole nel discorso di fine anno. Quindi, è l'auspicio di Scotti, o le forze politiche “convergono su alcuni valori essenziali, o finisce male”. Perché “se domani anche per Salvini non sarà facile avere una maggioranza stabile, già oggi è un segnale la difficoltà di fare un governo in Israele, Spagna e Belgio” analizza il già pluri-ministro scudocrociato.