"Per Taranto bisogna far rumore". La dedica di Diodato alla sua città

E. Castellano - D. Palmiotti

Una vittoria dedicata alla propria famiglia e all'intera squadra di lavoro, ma anche dedicata "alla mia città, a Taranto, per la quale bisogna fare rumore e che lotta perché c'é una situazione insostenibile". Questa la dedica di Antonio Diodato, vincitore del 70^ Festival di Sanremo, nella conferenza stampa dopo la premiazione all'Ariston.

L'artista ha quindi parlato di "sensazione stranissima perché il Festival è fatto di attese anche lunghissime e ti carichi di una emotività che non sei in grado di gestire. Sin dal primo giorno sono stato accolto con un calore che non mi aspettavo e mi rende felice per le persone che hanno lavorato con me in questi anni, una famiglia che si è creata intorno a me ed è famiglia piena di amore. e la vittoria la dedico anche all'altra famiglia che si è creata intorno a me, a chi ha scritto questo brano con me".

Ed ha raccontato di aver avuto "tante batoste", di aver suonato in locali dove più volte a stento si trovava di fronte una decina di persone, "ma ho sempre creduto nel mio lavoro, nella forza della musica e della canzone".  

Diodato ha anche detto di "poter aiutare il Primo maggio di Taranto coinvolgendo altri artisti per aiutare una città che vive una situazione inaccettabile oltre che insostenibile". Il cantante è, infatti, insieme all'attore Michele Riondino e al musicista Roy Paci, uno dei direttori artistici dell'evento promosso dal comitato "Cittadini e lavoratori Liberi e Pensanti" che sin dalla sua costituzione nel 2012 chiede la chiusura dell'area a caldo della fabbrica, la bonifica e la riconversione economica del centro abitato. 

Un comitato che così ha commentato il trionfo: "Un artista che con umiltà e duro lavoro c'incanta con la sua voce e il suo talento. Antonio Diodato e' la Taranto che ci piace, la Taranto di cui vorremmo leggere ogni giorno: quella della bellezza. Nel cuore del Comitato e di #unomaggioliberoepensante, non possiamo che esprimergli tutto il nostro affetto e il nostro orgoglio".