"Per Trump il ricorso è obbligato", dice l'analista

Nuccia Bianchini
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AGI - Alla luce del risultato sul filo di lana che si preannuncia nelle elezioni presidenziali americane, la strada verso la Corte Suprema è segnata: Francesco Clementi, professore di diritto pubblico comparato all'Università di Perugia, non ha dubbi sulla strategia che seguirà il presidente Usa, Donald Trump, qualora i risultati dovessero premiare lo sfidante democratico, Joe Biden. "Se la forchetta attraverso la quale arriverà un risultato pro-Biden si gioca su uno solo degli Stati, uno Stato dell'ordine di 20/25 grandi elettori, la strada è già scelta. Ed è una strada che passa attraverso contenziosi legali nei tribunali dei singoli Stati e che poi arriverà alla Corte Suprema".

"Il presidente Trump -spiega ancora- di fronte a un numero così importante di voti arrivati per posta cercherà di far dirimere la questione dalla Corte Suprema, sperando e confidando che la sentenza gli arrida" e che il pù alto organo giurisdizionale americano si esprima con un voto a lui favorevole. C'è solo una scadenza, osserva ancora Clementi: il lasso di tempo a disposizione per la battaglia legale parte da oggi, 3 novembre, e "arriva al massimo del 14 dicembre. Entro quella data sapremo a chi vanno tutti i grandi elettori".

All'epoca dello scontro Al Gore/George W. Bush, nel 2000, quella 'deadline' era il 12 dicembre, giorno in cui la Corte assegno' la vittoria al candidato repubblicano. "La Costituzione e la legge americana indicano una 'deadline' entro la quale i 'grandi elettori' devono decidere e quest'anno è il 14 dicembre la data entro la quale i cosiddetti grandi elettori si riuniranno nel Collegio elettorale per eleggere il nuovo presidente e il suo vice presidente. La data ultima entro la quale avremo dunque un presidente statunitense è il 14 dicembre".

Nel corso del suo mandato alla Casa Bianca, Trump ha riempito i posti lasciati vacanti nella Corte con giudici conservatori e quindi si attende un voto a lui favorevole ma Clementi non dà per scontato il risultato: "Non c'è un automatismo diretto: nella Corte Suprema si entra con un abito e non sempre l'abito fa il monaco... Quindi, calma e gesso".