Per vincere le tentazioni l’uomo inventò macchine antiedonistiche

Red
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Image from askanews web site
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Roma, 10 feb. (askanews) - Troppi dolci fanno male, lo sappiamo, eppure a volte non sappiamo resistere alla tentazione e apriamo il frigorifero per far sparire l'ultima porzione di torta avanzata dalla cena della sera prima. Chi fuma può ripromettersi al mattino di limitare il numero di sigarette e poi col passare delle ore il proposito salutista si fa sempre più labile e a fine giornata ci si accorge di aver fumato troppo. Quando la forza di volontà non basta, si può ricorrere alle macchine antiedonistiche, tecnologie in forte sviluppo di cui si è occupato Paolo Gallina, ordinario di Meccanica applicata alle macchine all'Università di Trieste, nel libro "Un robot per vincere le tentazioni - Come le macchine antiedonistiche boicottano i nostri istinti" (edizioni Dedalo).

"Le macchine antiedonistiche - spiega ad askanews il prof. Gallina - sono strumenti che limitano o impediscono la possibilità di provare un piacere immediato in virtù di un beneficio di lungo periodo. Queste tecnologie si ispirano a comportamenti, stratagemmi messi in atto dall'uomo basandosi sulla consapevolezza che la volontà è forte in un certo momento ma poi potrebbe indebolirsi davanti a una tentazione. Ad esempio se so che andando a passeggiare in centro sarò attratto dalle vetrine dei negozi e quindi avrò la tentazione di comprarmi qualcosa mentre sarebbe meglio che non spendessi, metterò pochi soldi nel portafoglio. Elaboro una strategia che limita il piacere del momento (acquistare qualcosa) in nome di un vantaggio futuro (risparmiare). Se spostiamo il ragionamento sulle macchine - prosegue lo studioso - un primo esempio può venire dai lucchetti a tempo che possono essere messi sui frigoriferi per consentirne l'apertura in un determinato momento e non prima. Si tratta di una macchina antiedonistica perché impedisce di soddisfare un piacere immediato ma ci aiuta a raggiungere un obiettivo più a lungo termine, ad esempio il controllo del nostro peso corporeo. Lo stesso meccanismo si trova nelle 'time cigarette box' che erogano sigarette con tempistiche preimpostate per impedirne l'abuso. E ancora, esistono software che impediscono l'accesso a internet per un certo periodo. Sappiamo da diversi studi che spesso le email vengono controllate in modo compulsivo, molto più frequentemente di quanto sarebbe necessario, quindi se ad esempio abbiamo bisogno di concentrarci su un lavoro e non vogliamo distrarci, possiamo impostare il blocco di internet per un determinato lasso di tempo. Volendo abbiamo la possibilità di forzare il blocco, ma per farlo dobbiamo riavviare il computer e questo comporta un certo disagio per i tempi morti durante il riavvio. A quel punto nella mente scatta un meccanismo di bilanciamento: mi conviene non guardare le mail, resistere a questa tentazione, e continuare così il mio lavoro o riavviare il computer perdendo tempo prezioso? In questo caso il tempo perso per riavviare il computer funziona da deterrente, quindi in genere si resiste alla tentazione".

Queste macchine, questi congegni sono in qualche modo un'ammissione di debolezza, si sostituiscono alla nostra forza di volontà dove temiamo che questa non arrivi.

"Esattamente, c'è una sorta di delega della volontà alle macchine. E certo questo è un po' un paradosso che deve far riflettere. Per secoli - osserva Paolo Gallina - abbiamo fatto di tutto per acquistare una certa libertà come singoli cittadini e ora in qualche maniera ci affidiamo alle macchine perché in alcuni ambiti non riusciamo più a gestire la libertà. Nel libro non mi schiero a favore o contro; come spesso accade con le tecnologie anche le macchine antiedonistiche hanno pro e contro: da una parte abbiamo l'invadenza, la pervasività della tecnologia nella nostra vita, dall'altra un vantaggio nel resistere a tentazioni che possono avere effetti negativi su di noi. In ogni caso si tratta di un trend in crescita che merita di essere analizzato e che va tenuto d'occhio".

Negli esempi che ha portato finora si tratta sempre di scelte volontarie, consapevoli, che implicano quindi un uso per se stessi. Le macchine antiedonistiche possono essere utilizzate da qualcuno per limitare qualcun altro?

"Sì ed esistono già sistemi di questo tipo. Pensiamo, ad esempio, al parental control che consente ai genitori di limitare l'utilizzo della tv o di internet ai propri figli. In questo caso un soggetto - la famiglia - adotta un sistema che impedisce a un soggetto terzo (i figli) di provare piacere immediato per salvaguardare un traguardo futuro che può essere una crescita equilibrata. E ci sono anche sistemi antiedonistici applicati dalla società. Ricordiamo che queste macchine funzionano in base a premi o a deterrenti. Il sistema della patente a punti si rivela una macchina di questo tipo, dove i comportamenti su strada non virtuosi vengono penalizzati togliendo i punti".

"Un sistema certamente molto invasivo - aggiunge Gallina - si sta sperimentando in Cina dove diventerà operativo nel 2022. È un sistema basato sul credito. Ad ogni cittadino, sulla base di vari elementi, viene assegnato un punteggio che può salire o scendere in base al comportamento tenuto: ad esempio se paga puntualmente le bollette salirà e invece scenderà se viene multato spesso o se utilizza internet in modo non consentito, ecc. Se il punteggio scende sotto una certa soglia, quel cittadino non potrà avere accesso ad alcuni servizi: ad esempio non potrà ottenere prestiti, non potrà più utilizzare tram veloci, non potrà più andare all'estero. E il punteggio si abbassa anche se nella cerchia dei contatti sui social ci sono molte persone con punteggi bassi. Un sistema come questo è discutibile - osserva - ma dal punto di vista della società cinese funziona perché tende a isolare 'la mela marcia', inducendo i cittadini a stare lontani da quelli che hanno bassi punteggi".

"Un altro esempio che deve far riflettere - prosegue il prof. Gallina - è il caso di Stickk, un sito nel quale ogni utente pubblica un proposito personale da realizzare, trasferisce una somma di denaro al sito e comunica una serie di testimoni che vigilino sul raggiungimento o meno dell'obiettivo. Nel caso in cui il proposito non si realizzi, il denaro non viene restituito. In questo caso il deterrente è un danno tangibile. È evidente che c'è bisogno di una normativa che regoli questo tipo di macchine".

I robot umanoidi non potrebbero svolgere bene, forse in modo anche più convincente, alcuni dei compiti affidati alle macchine antiedonistiche?

"È vero e infatti ci sono degli studi in corso che coinvolgono soprattutto anziani e bambini in cui i robot umanoidi hanno una funzione esortativa, che prescinde da premi e deterrenti su cui abbiamo visto basarsi le macchine antiedonistiche. Il robot umanoide agisce un po' come il 'grillo parlante' di Collodi, esorta la persona a fare o non fare qualcosa e riesce nel suo compito proprio per le sue caratteristiche antropomorfiche. Scatta una sorta di empatia, una disposizione all'ascolto che manca con le macchine. Lo si è sperimentato ad esempio con i bambini per il controllo del peso o per l'assunzione corretta della terapia per il diabete. Si tratta comunque di tecnologie che hanno bisogno di tempo per giungere a maturità, quindi non credo che li vedremo presto nelle nostre case". (di Luciana Papa)