Perché è il momento del salario minimo (di P. Tridico)

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ROME, ITALY - JULY 10:President of INPS Pasquale Tridico attends the Presentation to the Chamber of Deputies of the Annual Report of INPS (National Institute of Social Security),  on July 10, 2019 in Rome, Italy. (Photo by Simona Granati - Corbis/Getty Images,) (Photo: Simona Granati - Corbis via Getty Images)
ROME, ITALY - JULY 10:President of INPS Pasquale Tridico attends the Presentation to the Chamber of Deputies of the Annual Report of INPS (National Institute of Social Security), on July 10, 2019 in Rome, Italy. (Photo by Simona Granati - Corbis/Getty Images,) (Photo: Simona Granati - Corbis via Getty Images)

(di Pasquale Tridico, professore di Economia del Lavoro e Presidente INPS)

Negli ultimi mesi, il mercato del lavoro italiano ha evidenziato problemi storici legati al dualismo e alla segmentazione: sono emersi maggiormente segmentazioni di genere e generazionali, con i giovani e donne in posizione svantaggiata, polarizzazioni reddituali, e persino differenze di rappresentanza, con lavoratori meglio coperti da un punto di vista sindacale rispetto ad altri, e con livelli di protezione diversi. La soluzione di queste segmentazioni non può essere, come pure in passato a volte è avvenuto, pensare di ridurre le protezioni a chi le ha, ma aumentare quelle di coloro che sono in posizione svantaggiata. Il primo passo in questa direzione sarebbe il salario minimo, che merita il dibattito sollevato in questi giorni dall’Huffington Post coinvolgendo i pareri di diversi attori della politica e dell’economia. Nel nostro Paese l’esigenza di un salario minimo legale negli scorsi decenni è stata trascurabile, alla luce soprattutto di una forte e centralizzata contrattazione collettiva. Nell’ultimo ventennio, tuttavia, la capacità regolativa del CCNL è stata fortemente indebolita da fattori sia endogeni che esogeni. Non solo si è indebolita la funzione “anticoncorrenziale” della contrattazione collettiva, ma nei casi peggiori, noti come “contrattazione pirata”, è stata addirittura foriera di dumping sociale e di law shopping, come evidenziato da numerosi economisti e giuristi. Si registra sempre più spesso un quadro all’interno del quale si vede la nascita di nuove organizzazioni sindacali e datoriali di scarsa o nulla capacità rappresentativa, firmatarie di CCNL al ribasso, il proliferare della contrattazione pirata e di “aziendalizzazioni” delle relazioni di lavoro. Oggi, in assenza di una legge sulla rappresentanza sindacale, INPS e CNEL registrano ben 8...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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