Perché è quasi impossibile per la Polizia impedire i rave party

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AGI - Rave party nuovo, polemiche vecchie. E destinate a ripetersi “in assenza di norme ad hoc, che chiediamo da tempo. Inascoltati”. Girolamo Lacquaniti, portavoce dell'Associazione nazionale dei funzionari di polizia, spiega all'AGI quanto sia difficile – se non impossibile – con il quadro normativo attuale evitare che migliaia di persone si ritrovino per partecipare a mega eventi musicali non autorizzati come quello ospitato nel fine settimana in un vecchio stabilimento Fiat alle porte di Torino. O, prima ancora, quello che a Ferragosto ebbe come teatro le campagne di Valentano, nel Viterbese.

“A differenza di quanto accade in altri Paesi, ad esempio in Francia – premette Lacquaniti - dove pure eventi di questo tipo sono numerosi, l'organizzazione di rave party di per sè non costituisce reato. E a ribadirlo c'è una sentenza della Cassazione, la numero 36628 del luglio 2017”.

Sentenza con la quale la Suprema Corte, accogliendo il ricorso di un imputato ritenuto responsabile di avere organizzato senza alcuna autorizzazione, una “festa da ballo” in luogo pubblico, sanciva che - per difetto di “imprenditorialità” della condotta, per l'organizzazione del party non occorreva alcuna autorizzazione e alcun preavviso.

“L'abbiamo detto l'estate scorsa, lo ripetiamo oggi – continua il portavoce dellì'Anfp - serve una norma specifica che ci consenta di intervenire a monte e non quando il problema emerge e, di fatto, diventa troppo tardi. Norma che tecnicamente non sarebbe nemmeno difficile: basterebbe prevedere che per eventi di questo tipo, organizzati in luoghi pubblici o aperti al pubblico, occorre dare preavviso alle autorità competenti o ed essere autorizzati. Utilissimo sarebbe poi prevedere il sequestro del materiale (amplificatori, casse, ecc.) destinato a essere utilizzato per queste finalità, anche quando intercettati durante le fasi del trasporto".

“C'è anche una difficoltà oggettiva – ricorda Lacquaniti -: i rave party vengono organizzati sfruttando canali di instant messaging difficili da  intercettare, con accordi sempre più spesso presi sul dark web o su chat criptate e non pubblicizzati, come accadeva fino a qualche tempo fa, via Facebook o altri social aperti”. 

Quanto infine ai profili di ordine pubblico, il portavoce dell'Associazione nazionale dei funzionari di polizia ribadisce il concetto già espresso con forza ai tempi del rave del Viterbese: “in certi scenari, con migliaia di presenti, interventi di sgombero forzato sono assolutamente da evitare, perché metterebbero a rischio l'incolumità di una gran numero di persone. A Torino, come accaduto in casi analoghi, prefetto e questore hanno gestito la situazione con equilibrio e razionalità. Ed è anzi da sottolineare la tempestività con la quale le forze dell'ordine, pure impegnate nelle stesse ore nei controlli preventivi tesi a garantire il regolare svolgimento del G20 di Roma, hanno impedito che al rave partecipassero alcune migliaia di  persone in più”.

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