Perché è saltato l'incontro tra Salvini e Berlusconi

giovanni lamberti

Troppa enfasi, troppi riflettori e anche eccessive attese. Matteo Salvini ha deciso di posticipare l'incontro con Silvio Berlusconi e lo stato maggiore riunito in via del Plebiscito. Il vertice era in programma per ieri mattina. Chi ha sentito il Cavaliere ha riferito che stava preparando il discorso che ha dovuto pagare al vicepremier del Carroccio, e il documento scritto con le 'condizioni' approntate nel vertice di ieri a palazzo Grazioli. Ma tra gli 'ex lumbard' non c'è alcuna fretta.

La prima partita da giocare è nel governo. E l'ok al taglio dei parlamentari di Salvini a Di Maio rischia di complicare ancor di più la situazione in FI. Visto che il partito azzurro si è sempre espresso in maniera negativa alla riforma. Ma i motivi dello slittamento dell'incontro tra il ministro dell'Interno e il Cavaliere è legato anche alla confusione in FI. Le richieste di avere posti assicurati arrivano da ogni colomba e il ministro dell'Interno non può - sottolineano fonti parlamentari della Lega - risolvere le fibrillazioni interne che l'ex premier è costretto a fronteggiare. Inoltre l'ipotesi di un 'patto blindato' davanti ad un notaio non viene fornito come una strada percorribile.

La premessa nella Lega è che alla fine l'intesa nel centrodestra ci sarà, ma non secondo vecchi schemi. Oggi il centrodestra è schierato in maniera compatta a palazzo Madama (solo 7, compresi i totiani, i forzisti che non hanno partecipato al voto). "La vecchia alleanza però non c'è più. Bisogna ragionare in maniera diversa", osserva un dirigente del Carroccio. 

Nella Lega c'è chi teme un doppio gioco del Cav

In FI si sottolinea come in realtà non era in programma un vero e proprio incontro ieri mattina. Che in ogni caso si sta trattando con percentuali sulle candidature anche superiori rispetto all'8% conseguiti dal Cavaliere. Berlusconi e Salvini sono sentiti ripetutamente ma per ora non ci sono passi avanti. Il timore di una parte della Lega è che Berlusconi stia facendo il doppio gioco. Ovvero da una parte seguire i 'desiderata' di Salvini che vuole il voto anticipato. Ma dall'altra trattare con il fronte, ovvero con i "pontieri" del Parlamento che stanno lavorando ad un governo istituzionale.

Tuttavia anche quei parlamentari che puntano a restare alla Camera e al Senato "difficilmente potranno sfilarsi qualora dovesse nascere un esecutivo politico M5s-Pd", osserva un 'big' azzurro. Fibrillazioni soprattutto tra i parlamentari del Sud che chiedono a Berlusconi di non arrivare ad un accordo al ribasso con Salvini. "Altrimenti è meglio che sia la Carfagna a trattare attentamente", osserva un esponente azzurro del Meridione.

Sta di fatto che la mossa di Salvini da una parte - questa convinzione di molti azzurri - allontana la prospettiva del voto, dall'altra toglie a FI potere di contrattazione. "Certamente più si allontana la prospettiva delle elezioni e più siamo in difficoltà anche noi", rimarca un berlusconiano 'doc'. E non è un caso che all'assemblea dei senatori di FI sia prevalsa, seppur con sfumature diverse, la tesi che sarebbe meglio evitare di correre alle urne.