Perché Cantalamessa sarà cardinale senza essere vescovo

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Padre Raniero Cantalamessa, il famoso predicatore della casa Pontificia autore di moltissimi libri, creato cardinale da Papa Francesco, non diventerà vescovo.

Sebbene nella mentalità comune il titolo di cardinale sia una sorta di "passo in avanti" nella carriera ecclesiastica, un gradino superiore a vescovo ed inferiore a Papa, nella realtà non è così, essendo il cardinale semplicemente una posizione "di consiglio" rispetto al Pontefice: posizione che, se non si è ancora compiuto l'ottantesimo anno di età, comporta tra gli altri il dovere di eleggere il nuovo pontefice partecipando al conclave.         

Nella storia ci sono stati diversi casi di cardinali laici, cioè che non avevano neppure ricevuto il sacramento dell'ordine nel grado minore del diaconato. L'ultimo con queste caratteristiche fu Teodolfo Mertel, fatto cardinale da Pio IX nel 1858: Giovanni Paolo II stabilì però che i cardinali designati dovessero ricevere l'ordinazione episcopale qualora non fossero ancora vescovi.  

La richiesta di dispensa del frate cappuccino fa proprio riferimento a questa disposizione. "Dal momento che c'è questa possibilità" ha dichiarato  "ho chiesto al Santo Padre la dispensa dall'ordinazione episcopale. L'ufficio del vescovo è di essere pastore e pescatore. Alla mia età c'è ben poco che potrei fare come “pastore”; d'altra parte, quello che potrei fare come “pescatore” posso continuarlo a fare annunciando la parola di Dio. Un altro motivo è il desiderio di morire con il mio abito francescano: cosa che difficilmente mi avrebbero permesso di fare se fossi stato vescovo".

La richiesta di Padre Raniero è perfettamente in linea con il modo di intendere il sacerdozio di chi sabato gli conferirà la porpora. Pochi mesi fa, il 20 giugno 2020, Papa Francesco aveva additato a vescovi e sacerdoti come esemplare la figura di Mosé che non solo non aveva voluto fare carriera all'interno della corte del Faraone ma che l'aveva messa in gioco anche di fronte a Dio. "Questo popolo - aveva detto il Papa durante quell'Udienza Generale - ha commesso un grande peccato: si sono fatti un dio d'oro. Ma ora, se tu perdonassi il loro peccato... Altrimenti, cancellami dal tuo libro che hai scritto!» (Es 32,31-32). Mosè non baratta il popolo. È il ponte, è l'intercessore. Ambedue, il popolo e Dio, e lui è in mezzo. Non vende la sua gente per far carriera. Non è un arrampicatore, è un intercessore: per la sua gente, per la sua carne, per la sua storia, per il suo popolo e per Dio che lo ha chiamato. È il ponte. Che bell'esempio per tutti i pastori che devono essere “ponte”. Per questo, li si chiama pontifex, ponti. I pastori sono dei ponti fra il popolo al quale appartengono e Dio, al quale appartengono per vocazione." Ecco spiegati i motivi per cui papa Francesco accoglierà l'umile richiesta del futuro cardinale.