Perché i casi di infanticidio commessi dalle madri ci sconvolgono più di quelli commessi dai padri?

Elena Del Pozzo, Loris e Samuele
Elena Del Pozzo, Loris e Samuele

Ci avevano provato già i greci. Con Medea avevano messo in scena ed esorcizzato una delle paure più intime e ataviche che esistano: quella che una madre possa togliere la vita ai propri figli.

Millenni dopo siamo ancora qui, con le stesse paure e le stesse domande senza risposta. Non c’è che dolore, sgomento e incomprensione davanti a un caso come quello della piccola Elena Del Pozzo. E mentre le indagini fanno il loro corso, a noi non resta che scuotere la testa e chiederci: ma come può una madre, proprio una madre, togliere la vita che lei stessa ha dato?

Ma un’altra domanda sorge spontanea. Perché quando a commettere un omicidio è la madre la cosa ci tocca nel profondo, ci turba e ci sconvolge molto più di quando a farlo è il padre? Perché anche nel crimine si usano due pesi e due misure per giudicare l’efferatezza di quanto commesso da un uomo o da una donna? Come se partorire un figlio rendesse automaticamente più genitore dell’altra metà della coppia, più capace di amare e meno di realizzare l’indicibile.

Le Annamaria Franzoni, le Veronica Panarello e le Martina Patti non sono più colpevoli di tutti gli Alessandro Maja (di cui, casualmente, dimentichiamo nome e volto molto più facilmente di quanto non facciamo non le prime) di questo mondo.

Se fossi un uomo mi sentirei ferito. Vorrei gridare che non sono un “genitore B” solo perché i figli non li ho portati dentro di me per 9 mesi, che un delitto è un delitto ed è orribile a prescindere dal genere di chi lo compie.

Ma sono una donna e a ferirmi e indignarmi ancora una volta è la narrazione che si fa di me e delle altre donne, delle madri come creature idealizzate e stereotipate, pure e martiri o mostri incomprensibili, mai davvero capite e indagate nei nostri meandri più bui, che esistono anche se scegliamo di girarci dall’altra parte. Esistono in noi tanto quanto negli uomini, anche se facciamo finta di non vedere, anche se preferiamo ignorare e poi sorprenderci.

Finché Medea non torna sul palco, e allora rieccoci a gridare allo scandalo.

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