Perché ci sono cosi poche donne ai vertici del mondo scientifico

Francesca Venturi

Se ci sono poche donne ai vertici del mondo scientifico, in particolare della fisica, non è perché non hanno talento o predisposizione per quel tipo di studi, ma perché i carichi familiari e una certa cultura di genere ostacolano le loro carriere. Nel giorno della riconferma di Fabiola Gianotti alla guida del Cern, lo sottolinea in un colloquio con l'Agi Alessandra Guglielmetti, docente di Fisica nucleare all'Università degli Studi di Milano, che non la pensa dunque come il suo collega dell'Università di Pisa, Alessandro Strumia, le cui tesi "sessiste", che gli costarono il posto al Cern, dovrebbero presto essere pubblicate su una rivista scientifica americana, Quantitative Science Studies, in qualche modo legata al Mit di Boston. “Sono molto contenta che Fabiola Gianotti sia stata confermata. È sicuramente un bel riconoscimento sia per L'Italia sia per le donne "fisiche": fare due mandati non è scontato: si vede che ha lavorato davvero bene”, sottolinea.​

Guglielmetti è stata fra le protagoniste, un paio di anni fa, di una rivisitazione della famosa foto del 1917 che ritraeva tutti i più famosi scienziati del mondo davanti alla Biblioteca Solvay di Bruxelles. Nella prima foto, in bianco e nero e famosissima, fra i 29 personaggi della foto c'era anche Albert Einstein assieme a 27 colleghi uomini e una sola donna, Marie Curie. La foto scattata all'Università di Trento nel 2017, a colori, ritrae 28 donne della fisica italiana, fra cui anche Guglielmetti, e un solo uomo, il divulgatore Guido Tonelli. "L'intento - spiega ora la docente milanese all'Agi - era giocoso e provocatorio, perché anche se sicuramente le proporzioni non sono invertite rispetto a 100 anni fa, le cose sono migliorate e oggi anche in Italia ci sono molte più scienziate che ai tempi di Marie Curie, fortunatamente".

Cosa ne pensa delle affermazioni del suo collega fisico Strumia?

“Non voglio entrare nel merito perché dovrei leggere il suo lungo articolo con più attenzione. Da quel che ho visto, è una analisi complicatissima ma non so quanto affidabile, che incrocia dati di varia provenienza da cui trae conclusioni molto forti che susciteranno polemiche”

Ma non è strano che una rivista scientifica pubblichi un testo non completamente scientifico?

“Per una rivista scientifica avere un articolo scaricato molte volte è un plus”

Che cosa c'è di vero in quello che Strumia sostiene?

“È un dato di fatto che ci siano molte meno donne fra chi accede a un dottorato e pubblica testi scientifici, e anche fra gli iscritti alla facoltà di fisica le donne non arrivano al 50%. In compenso i loro risultati, in termini di punteggi e di tempi di completamento degli studi, sono spesso migliori e ci sono tantissimi test che dimostrano che le donne e gli uomini hanno sì caratteristiche diverse, ma complementari e che non c'è nessuna evidenza di maggiori o minori capacità nelle materie scientifiche legate al genere".

Quando avviene la “frenata” delle donne scienziate?

“Mano a mano che si procede con la carriera, le donne diminuiscono e ci sono molti meno professori ordinari o direttori di centri di ricerca donne che uomini".

Secondo gli ultimi dati del Miur, dei 247 fra professori ordinari e associati e ricercatori di fisica teorica in italia, solo 27 sono donne. Ma considerando solo i 71 docenti ordinari, le donne sono 3. A che cosa è dovuto?

"Le donne hanno più impegni di famiglia: non solo come madri, ma anche come figlie, perché spesso l'assistenza degli anziani ricade su di loro. Il nostro mestiere richiede una grande disponibilità anche a viaggiare all'estero e anche per lunghi periodi, per convegni e lavoro di sperimentazione in laboratori internazionali: questo per molte diventa un ostacolo. E poi c'è un problema che viene dall'educazione. Gli stereotipi di genere creano opportunità diverse per maschi e femmine, fin da bambini. Questo varia moltissimo fra paese e paese, e spesso, all'interno di uno stesso paese, anche fra una grande città e la provincia o fra regioni diverse".

Forse sono proprio questi stereotipi ad avere dato origine alle convinzioni dello scienziato Alessandro Strumia... Com'è la situazione negli altri paesi?

“Ne conosco meglio alcune. In Germania le donne che fanno fisica sono pochissime, tanto che hanno riservato delle posizioni a loro. Al contrario, in Francia ce ne sono molte di più e questo è chiaramente il risultato di politiche sociali di sostegno alle famiglie. Anche in Italia ci sono degli incentivi, con diverse iniziative in corso per incoraggiare l'accesso agli studi, ma per ora i fondi sono ancora poco significativi e servirebbero più infrastrutture per figli piccoli e anziani. A livello europeo ci sono programmi di ricerca scientifica paneuropea, detti Cost actions, finanziati dall'Ue, in cui la questione di genere è molto sentita: in quella di cui faccio parte, noi rappresentanti italiane siamo entrambe donne”.