Perché cominciare la dieta dopo le vacanze è una pessima idea

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AGI - Vacanze finite. Rilassati o ingrassati? “Da lunedì mi metto a dieta”, è la frase ricorrente. Al mare o ai monti, nelle isole o dentro la vita frenetica delle metropoli, di sicuro ci siamo distratti ma quanto ad attenzione verso il cibo non siamo andati troppo per il sottile.

Nonostante gite, passeggiate, un po' di sport, movimento in genere. Colazioni, pranzi e cene, non ci si è risparmiati. Puntuali arrivano in questo periodo i messaggi sul telefonino o per email su diete, prodotti miracolosi utili a ripristinare il corpo nel giro di una settimana.

Messaggi ricattatori. “La tua parte razionale sa che non è una buona idea attenersi a quel ‘piano definitivo' per perdere cinque chili e che poi non esistono diete miracolose, ma tu vuoi comunque ridurre il tuo disagio il prima possibile. Ma chi dice che poi una dieta possa essere davvero una buona idea?”, si chiede la rubrica nutrizionista del Paìs.

Secondo la rubrichista Beatriz Robles Martinez, tecnologa alimentare, dietista-nutrizionista, Docente al Corso di Laurea in Nutrizione Umana e Dietetica presso l'Università Isabel a Burgos, in Spagna, bisogna partire da un presupposto, o meglio, “da un'idea erronea che condiziona tutto: il peso è l'asse su cui ruotano la tua salute e la tua stessa soddisfazione per la tua immagine corporea, ma questo approccio presenta diversi problemi” perché “il peso di per sé ci dà poche informazioni sulla nostra composizione corporea e la perdita di peso non è necessariamente correlata a una migliore salute, concentrarsi sul peso porta alla stigmatizzazione delle persone che sono fuori da certi canoni”.

Insomma, secondo Martinez, “la dieta non funziona se ciò che si vuole è perdere peso e mantenerla”. Quindi che fare? “Per cominciare, dobbiamo distruggere il concetto stesso che abbiamo di dieta, ovvero quell'idea di seguire un piano alimentare che comporta cambiamenti per un tempo limitato”. Cosa succede infatti quando finisce la dieta?

Ad esempio, il British Medical Journal ha pubblicato nel 2020 una revisione sistematica e una meta-analisi degli studi condotti su 14 diete popolari – classificando le diete come povere di carboidrati, povere di grassi e con un modesto apporto di macronutrienti - confrontando la loro efficacia a sei e 12 mesi, e con tutte si è ottenuta una certa perdita di peso a sei mesi, tuttavia gli autori dello studio hanno concluso che la differenza tra le diete è di per sé piccola, quindi ogni persona dovrebbe scegliere la dieta che meglio si adatta alle proprie preferenze.

E, ciò che è più importante e supporta questa idea, indicano che l'adesione alla dieta per un tempo più lungo avrebbe probabilmente portato a risultati migliori sul calo ponderale e sui fattori di rischio cardiovascolare.

Dimentica la bilancia e concediti una margine: datti tregua!

Martinez la mette giù dura, anche in termini di macroeconomia. Nel senso che “secondo Grand View Research, il mercato della perdita di peso valeva più di 132 miliardi di dollari nel 2021 e si prevede che continuerà a crescere (si stima che crescerà di circa il 10% all'anno fino al 2030). Delle diverse categorie misurate - attrezzature per il fitness, attrezzature chirurgiche, servizi e diete - le diete (alimenti mirati alla perdita di peso, bevande e integratori) rappresentano la maggior parte dei guadagni di mercato”.

Quindi “il mercato di questi prodotti è in crescita, così come il sovrappeso e l'obesità. Non solo sembra non funzionare, ma sfrutta il fatto che non funziona”. Non fatevi condizionare, pertanto, è il consiglio.

Quello delle diete è un circolo vizioso, suggerisce la rubrichista, fatto del trittico “dieta-privazione-mangiare per sentirsi meglio, a cui però segue la delusione e senso di colpa per aver mangiato, ciò che porta a un ritorno alla dieta”.

Perciò, secondo Martinez, “tutto può solo che peggiorare se la dieta richiede uno sforzo in più, perché questo significa che si devono fare pasti speciali o smettere di fare cose che piacciono come mangiare in famiglia o in compagnia”. Perciò, “se complica la vita, non è una buona dieta”.

“Lo stigma intorno al peso nasce in gran parte perché attribuiamo la responsabilità alla singola persona ed è un sbaglio”, dice la dietologa, anche perché “non partiamo tutti dagli stessi fattori biologici, né abbiamo le stesse circostanze sociali o economiche, né siamo cresciuti nello stesso ambiente, né abbiamo lo stesso accesso a cibi sani, né abbiamo condizioni psicologiche simili”.

Quindi che fare? “Non stare a dieta è una forma di rivoluzione: oggi l'unica cosa di cui ci si deve preoccupare è superare la (disgustosa) giornata di ritorno al lavoro dopo le vacanze”.

Perciò “dimentica la bilancia e manda la vocina punitiva ad ascoltare il Salchipapa, piatto stile fast food molto comune in America latina, a ruota libera”. “Concediti un margine”, sostiene Beatriz Robles Martinez, tecnologa alimentare, dietista-nutrizionista dell'Università di Burgos. Vada per la rivoluzione dell'anti-dieta, allora…