Perché Donald Trump tifa per un Conte Bis?

Donald Trump, Giuseppe Conte

Dalla crisi di governo al G7 fino a quell’endorsement (con tanto di gaffe) a stelle strisce rivolto al Presidente del Consiglio dimissionario Conte.”L’altamente rispettato Primo Ministro della Repubblica Italiana, Giuseppi Conte”- si legge sul profilo twitter del Presidente statunitense Donald Trump -“Ha rappresentato l’Italia in modo energico al G7. Ama il suo Paese grandemente e lavora bene con gli Usa. Un uomo molto talentuoso che spero resti primo ministro”. Insomma la simpatia del Tycoon per il giurista degli italiani è ormai chiara, limpida e alla luce del sole. Ciò che però resta ancora avvolto nell’ombra è l’alibi, o meglio l’interesse concreto, di Trump nel condurre un’operazione di comunicazione sull’approvazione di un Conte bis.

La “linea rossa” tra Conte e Trump

Cosa è successo durante il summit in Francia? E se a Biarritz i due avessero posto le basi per un obiettivo comune? Secondo un retroscena, Giuseppe Conte avrebbe appoggiato il presidente americano riguardo le necessità di riammissione legate al governo russo: un ritorno in grande stile per Putin, per sedere ancora al “tavolo dei grandi” e ripristinando così il G8 (la Russia venne espulsa nel 2014 dopo l’annessione della Crimea). Nell’acceso dibattito circa questo tema, la proposta di Trump avrebbe riscontrato pareri tutt’altro che favorevoli da parte della cancelliera tedesca Angela Merkel e del primo ministro britannico Boris Johnson. Al contrario la permanenza di Giuseppe Conte alla presidenza del Consiglio dei Ministri costituirebbe, nell’ipotesi di un governo giallo-rosso senza discontinuità, una pedina in più nella scacchiera di Uncle Donald.

I precedenti

Sarebbe questa quindi l’attenuante legata alla simpatia che la Casa Bianca prova per Conte, definito oltre Atlantico come “un uomo di grande talento, che ha rappresentato l’Italia in maniera poderosa”. Nota a margine: anche nel giugno del 2018, nel G7 canadese di Charlevoix, il primo ministro italiano aveva chiesto un’apertura verso la possibilità di riammettere Mosca al gruppo delle otto maggiori potenze economiche del mondo.