Perché farlo dal vivo se puoi farlo online

·3 minuto per la lettura

Il motto del capitano Haldane nella serie The Pacific è: “Mai correre se puoi camminare. Mai camminare se puoi stare in piedi. Mai stare in piedi se puoi sederti. Mai stare seduto se puoi sdraiarti. Mai stare sdraiato se puoi dormire”. Il motto, nel post pandemia diventa: “Mai farlo dal vivo se puoi farlo online”. Parliamo di lavoro, ovviamente. Ed è quanto scommettono i vertici di LinkedIn, il “social dei professionisti” con 740 milioni di utenti registrati nel mondo, 15 solo in Italia. LinkedIn si è appena aggiunto alla lista di investitori di Hopin, piattaforma per videoconferenze ed eventi online appena valutata oltre 5 miliardi e mezzo di dollari. L’investimento di LinkedIn si aggirerebbe, secondo fonti confidenziali, introno ai 50 milioni di dollari.

Hopin, startup o londinese fondata appena due anni fa, è cresciuta in modo esponenziale durante i mesi della pandemia grazie alla domanda di una piattaforma che permettesse di organizzare riunioni con un feeling il più possibile simile agli incontri in presenza. Fra i suoi clienti, aziende del calibro di American Express. E ora sta espandendo il suo range di prodotti, dopo aver acquistato il servizio di streaming video StreamYard e lo sviluppatore di app Topi. La stessa Hopin ha lanciato da poco la propria app per smartphone. Il supporto di LinkedIn (che fa parte del gruppo Microsoft anche se conduce i suoi investimenti separatamente) riflette il clima generale di aspettative sul lavoro post-pandemico. L’investimento su Hopin è in linea con la visione ormai trasversale nel mondo tech su come i lockdown abbiano cambiato l’approccio al lavoro, facendo comprendere che la presenza di persona non è sempre necessaria.

Anche il CEO Apple Tim Cook, finora il più scettico sullo smartworking, ha concesso qualcosa sul lavoro da remoto, annunciando a partire da settembre una formula ibrida per i dipendenti della mela. Altri, come Google, Microsoft e Facebook, hanno sposato il cambiamento con entusiasmo maggiore. “Il lavoro ibrido rappresenta il maggior cambio di paradigma vissuto dalla nostra generazione” ha spiegato il CEO Microsoft Satya Nadella e richiede un nuovo modello operativo che riguardi le persone, i luoghi e le procedure”. O, per dirla in meno parole “Gli eventi virtuali sono qui per restare”, come ha commentato Scott Roberts, vicepresidente business development di LinkedIn parlando dell’investimento in Hopin. Non si parla solo della possibilità di lavorare da casa, ma, in virtù proprio del “cambio di paradigma” citato da Nadella, di tenere conto di una serie di fattori che va ben oltre la pandemia. “Da un punto di vista personale sono emozionato come tutti all’idea del vaccino e sono stanco di stare a casa” ha spiegato il CEO di Hopin Johnny Boufarhat “ma noi eravamo un business ibrido già da prima”. Hopin nasce da un’idea che prescinde dal lockdown, anche se ha avuto, come molti, una spinta dalle misure anti-Covid.

Il suo scopo, fin dal principio, è stato di portare maggiore accessibilità sul luogo di lavoro, con una tecnologia che consenta un mix fra gli incontri di persona e gli eventi a distanza senza perdere naturalezza, con un occhio anche all’ambiente oltre che al valore del tempo delle persone, riducendo il bisogno di spostamenti quando la riunione faccia a faccia può essere agilmente sostituita da una videocall.

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli