Perché gli elettori tedeschi sono così indecisi sul dopo-Merkel

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AGI - "Armin Laschet rappresenta il passaggio non riuscito verso l'era post-merkeliana". Non mostra di avere dubbi il politologo Johannes Kiess, docente sia all'Università di Siegen che all'Ateneo di Lipsia, dove sta contribuendo alla nascita di un nuovo istituto per la ricerca democratica. Il professore è però convinto che il totem della stabilità tedesca non sia a rischio, anche di fronte ai sondaggi-ottovolante e la prospettiva concreta che la partita dei negoziati per il nuovo governo - che si aprirà dopo le elezioni federali di domenica prossima - si rivelerà sfibrante e molto complicata: il socialdemocratico Olaf Scholz, se sarà il nuovo cancelliere tedesco, "rappresenta un'offerta che simboleggia al tempo stesso sia un cambiamento che una forma di stabilità rispetto all'era Merkel", afferma il professor Kiess in questa intervista esclusiva con l'AGI.

Professor Kiess, se i sondaggi verranno confermati alle urne, la situazione della Cdu/Csu appare tragica: davvero i conservatori tedeschi non sono stati in grado di reinventarsi dopo l'era Merkel?
"In effetti, penso che Laschet rappresenti il passaggio non riuscito nell'era post-merkeliana. Ogni sua apparizione fa capire ogni volta è che stato la scelta sbagliata. Il suo modo di governare il Nord-Reno Vestfalia mostra anche che le impronte di Merkel sono troppo grandi per lui. Ma soprattutto che la Cdu di fronte alle sfide del cambiamento climatico e della digitalizzazione manca di un programma che vada oltre i giochi di parole. Si tratta del partito che per 16 anni ha espresso la cancelliera: risulta difficile dimostrare in maniera convincente che proprio questo partito sia in grado di fare tutto meglio dal prossimo anno. Anche da questa difficoltà derivano gli attacchi un po' sguaiati agli avversari, l'incapacità a prendere le giuste distanze dall'estrema destra e le deboli performance di Laschet. Forse davvero la Cdu ha bisogno di una pausa dal governo, per ricostruirsi dal punto di vista programmatico in modo più robusto".

Elezioni federali come queste forse non si sono mai viste: sondaggi-ottovolante, fasce di elettorato che oscillano da un partito all'altro. È l'inizio di un grande cambiamento, è solo una campagna elettorale post-ideologica?
"Da quando Angela Merkel ha annunciato che non si sarebbe più candidata, soprattutto la Cdu si deve porre la domanda su come orientarsi nel futuro. Naturalmente la nuova legislatura porterà delle novità, ma finora una vera atmosfera di cambiamento c'è stato solo a tratti, quando i Verdi per breve tempo sono stati primi nei sondaggi. Anche gli alti consensi per Scholz, d'altro canto, rappresentano un segnale di cambiamento: ma solo parziale, dato che è membro del governo Merkel. Quello che però appare evidente è l'alta volatilità dell'elettorato. I tradizionali legami con i partiti si fanno via via più deboli, così come in tutta l'Europa: moltissimo dipende dal momento, dalle persone e dalla professionalità della campagna elettorale".

A proposito di Scholz e della Spd: fino a poche settimane fa erano la Cenerentola delle elezioni, improvvisamente sono le superstar del voto. Non si era detto che i socialdemocratici stanno in mezzo ad una profonda crisi d'identità in tutta Europa?
"Intanto bisogna dire che la campagna dell'Spd è stata ben concertata. Dopodiché il partito ha guadagnato innanzitutto dell'estrema debolezza di Laschet nonché degli errori dei Verdi e della stessa Cdu. Terzo, Scholz rappresenta un'offerta che simboleggia sia un cambiamento che una forma di stabilità rispetto all'era Merkel. Tuttavia non si deve dimenticare che l'Spd con le sue riforme del mercato del lavoro (l'Agenda 2010) nonché con i tanti anni nella Grosse Koalition ha perduto molto della propria clientela tradizionale. Se a medio termine riuscirà a consolidare la ritrovata forza che emerge dai sondaggi dipenderà dalla capacità di realizzare in concreto le cose promesse. Una nuova 'GroKo' sarebbe sicuramente fatale. E la netta volatilità mostra anche che gli elettori conquistati adesso possono anche allontanarsi di nuovo con grande rapidità. La crisi dei socialdemocratici è anche un sintomo della volatilità generale".

Un'altra sorpresa è stata quella dei Verdi, ma all'incontrario: erano l'enfant prodige degli ultimi due anni, ma negli scorsi mesi molte cose sono andate storte. Sono stati gli errori della leader Annalena Baerbock, il fuoco di fila a cui è stata sottoposta, oppure è semplicemente che la cancelleria è un obiettivo ancora troppo ambizioso?
"Il partito ambientalista si è trovato di fronte ad un'enorme sfida dopo l'onda positiva degli ultimi due anni. Che consiste nel fatto di esser cresciuto in maniera enorme e al tempo stesso di non fare errori: il che è riuscito per ampi tratti, ma, appunto, non sempre. Che errori minori siano stati puniti dalla stampa conservatrice in maniera ben più severa rispetto ad errori analoghi di altri partiti mostra che siamo ad uno sviluppo pericoloso. Va detto che in effetti i Verdi rappresentano una sfida ampia: alla maggior parte delle persone appare chiaro che i cambiamenti climatici rappresentano un problema. Ma le necessarie transizioni finiscono per spaventare molti elettori, ed a questi Scholz promette una maggiore stabilità. Tuttavia mi immagino facilmente che i Verdi nei prossimi anni riprendano una dinamica di crescita".

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