Perché il gabinetto è chiamato anche "cesso"?

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Il galateo moderno ne esclude tassativamente l’uso: come termine è sgarbato e volgare. Dopotutto, è usato anche come insulto per indicare qualcosa o qualcuno di decisamente brutto. Parliamo, per farla breve, della parola “cesso”.

Dovremmo scusarci anche per averla scritta tra virgolette, ma in questo articolo cerchiamo di capire da dove derivi, sicché possiamo procedere senza troppi convenevoli. Anche perché, come stiamo per scoprire, l’origine della parola è tutt’altro che volgare.

Il termine da cui deriva, infatti, è una parola latina: secessus. Il suo significato è decisamente neutro, e vuol dire “appartato”. La spiegazione è logica: per dedicarsi alle proprie evacuazioni, ci si appartava in un luogo - il gabinetto - che veniva collocato in una posizione isolata rispetto agli spazi pubblici o agli ambienti privati dell’abitazione. Si andava, insomma, quasi in ritirata, ed è per questo che “ritirata” - appunto - è un altro dei termini utilizzati per indicarlo.

Al pari di “cesso”, poco elegante è considerato il termine “latrina”. Anch’esso, tuttavia, deriva dal latino e ha un’accezione neutra. Nasce infatti da lavatrina, parola con la quale si indicava qualsiasi luogo utile a lavarsi, incluso il bagno e, di conseguenza, il gabinetto.

Per completezza, parliamo anche di WC, che nulla ha a che fare con il latino poiché deriva dall’inglese water closet. Tradotto significa ripostiglio d’acqua, e il riferimento è qui alla cassetta da cui parte lo sciacquone per eliminare i residui nella tazza. Poi c’è toilette, elegante per sua natura in quanto francese, che prende vita proprio dal francese toile, cioè la tela con cui si ricoprivano i mobili con specchio usati per la cura personale.

Nulla di volgare, insomma, nonostante i costumi moderni. Eppure, l’importanza del “cesso” è pacifica e riconosciuta: nel 2013 l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha stabilito che il 19 novembre si celebri in tutto il mondo la Giornata del Gabinetto.