Perché il nonno di Eitan è indagato e perché il bimbo era con gli zii e non con lui

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Ansa (Photo: Ansa)
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Il piccolo Eitan, di cinque anni, unico sopravvissuto alla tragedia della funivia del Mottarone del 23 maggio scorso nella quale morirono i suoi genitori, il fratellino e i bisnonni, si trova in Israele da circa 48 ore. A portarcelo è stato il nonno materno, Smhuel Peleg, con un volo privato partito da Lugano, in Svizzera. Peleg, 58 anni, ex militare delle forze armate israeliane, non ha ha incontrato molti ostacoli durante l’operazione. Anche perché era lui a possedere da mesi il passaporto israeliano del piccolo Eitan, che è anche cittadino italiano.

Ancora oggi, però, il bambino è legalmente sotto la tutela della zia paterna, Aya Biran, residente in Italia, come stabilito dai tribunali italiani subito dopo la tragedia. Biran è un’infermiera che vive e lavora a Travacò, in provincia di Pavia. Ora, con il suo legale, è pronta a presentare una richiesta al governo italiano per il ritorno a casa di Eitan, attivando la convenzione dell’Aja del 1980, che permetterebbe il ritorno dal tutore legale, in tempi brevi, del minorenne in caso di sottrazione internazionale.

Non avendo alcun diritto, riconosciuto dalla legge italiana, a portare con se il nipote, Smhuel Peleg è stato iscritto nel registro degli indagati dalla procura di Pavia con l’accusa di sequestro di persona. L’aggravante è che si tratta del rapimento di un minorenne. Lo stesso governo israeliano ha emesso un parere di condanna nei confronti dell’azione di forza intrapresa dal nonno. Secondo gli esperti dei ministeri di Esteri e Giustizia dello stato ebraico, portare via Eitan dal controllo del legittimo tutore legale, equivale ad un atto di rapimento.

L’esclusione della famiglia materna dalle decisioni sull’affidamento del bambino rimasto orfano erano state già oggetto di polemica ad agosto, quando Gali Peri, la zia materna, aveva denunciato la sommarietà della giustizia civile italiana per la nomina di Aya Biran come tutore legale: “Eitan – aveva dichiarato Peri circa un mese fa – è stato affidato ad una famiglia che non lo aveva mai conosciuto, che in precedenza non era stata vicina a lui in alcun modo”. Perciò, in Israele, già da alcune settimane, è in corso un procedimento per ottenere l’adozione di Eithan da parte della famiglia materna, della quale il nonno fa parte.

Gli avvocati Sevesi, Carsaniga e Polizzi, che rappresentano il nonno in Italia, dichiarano: “Peleg ha agito d’impulso. Era preoccupato per le sue condizioni di salute” e per il fatto di essere stato escluso dalle decisioni della magistratura italiana sull’affidamento del nipote. “Le azioni di prepotenza sono sempre sbagliate – aggiungono – però mettiamoci nei panni di un signore che in terra straniera perde tragicamente 5 familiari, al quale i medici non parlano e gli avvocati dicono che il procedimento civile di tutela di Eitan è stato fatto in modo sommario”. La loro strategia punta quindi a riconoscere legalmente i diritti della famiglia materna: “Faremo di tutto – concludono – affinché Smhuel Peleg possa tornare ad avere fiducia nelle istituzioni italiane”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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