Perché il numero “7” ricorre così tanto nella Storia?

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I sette mari; i sette peccati capitali; le sette virtù cardinali. O anche le sette note. E a voler essere davvero profani, Sette spose per sette fratelli. Insomma, il numero 7 (quello che è anche sulle spalle del Nino protagonista di una famosa canzone di Francesco De Gregori) sembra sia quello intorno al quale ruota la storia del mondo, sia quella alta sia quella popolare. Ma perché quel numero è così rilevante?

Fin dagli albori della civiltà il sette è stato considerato un numero sacro. E’ questione controversa se i Sumeri facessero derivare il suo carattere sacro dai sette pianeti (i cinque visibili più il Sole e la Luna) oppure se fossero questi ultimi a soddisfare il concetto della perfezione che essi avevano di tale numero.

Certo è che il numero dei pianeti determinò quello dei giorni della settimana. Per il matematico greco del V secolo a.C., Ippocrate di Chio, il sette è collegato alle fasi lunari e quindi influenza ogni evento sublunare. Quanto al significato simbolico, il sette rappresenta la totalità dell’universo: è formato dal quattro, che è simbolo della Terra (con i quattro punti cardinali) e dal tre, che è simbolo del cielo.

Dal punto di vista storico il numero sette acquistò la massima importanza nella tradizione ebraica. Dal numero dei giorni della creazione, infatti, il sette ricorre settantasette (77) volte nell’Antico Testamento, acquistando anche una dimensione magica: per far cadere Gerico, sette sacerdoti devono suonare sette trombe nel settimo giorno di assedio, dopo che sono stati compiuti sette giri intorno alla città (Giosuè, 6,4). La preminenza del numero sette della tradizione ebraica si travasò, com’è naturale, nel Cristianesimo e nell’Islam, arrivando quindi fino ai giorni nostri.