Perché ​Jaroslaw Kaczynski continua a conquistare la Polonia

alberto ferrigolo

“Kaczynski ha vinto perché ha permesso alla Polonia di non sentirsi il vicino povero dell'Europa, ma di essere un Paese che conta”. In un'intervista a Il Messaggero, Anna Maria Anders la nuova ambasciatrice della Polonia, a Roma da appena quattro settimane, dice che dopo la conquista del 44% dei suffragi della maggioranza assoluta Jaroslaw Kaczynski “è il politico migliore in Polonia ed è una persona rispettata da tutti ed è l'unico in grado di dirigere il Paese”. “È come Trump: o lo ami o lo odi”.

Anders, tuttavia, non si nasconde che “le riforme promesse sono difficili da realizzare” ma il premier ha “già dimostrato che ciò che gli altri credevano impossibile in realtà non lo era”. Kacyinski ha di fatto conquistato gli elettori attraverso un modello di welfare centrato sul beneficio diretto dei cittadini (si chiama 500+, una specie di bonus bebé per ogni figlio nato dopo il primo) e questo fa dire all'ambasciatrice che “c'è gente con 4 bambini che riceve 2.000 zloty al mese e poi li fa rientrare nell'economia del Paese. La maggioranza ora dice che sta meglio di 4 anni fa”.

Sui rapporti con l'Europa, Andres dice che ora “non vogliamo scontri” e che il rapporto “non cambierà molto” perché al tempo stesso “è importante la nostra sovranità ma anche lavorare con l'Europa” spezzando una lancia in favore di Ursula Von Der Leyen, la nuova commissaria eurpoea, “persona preparata e seria che ci ascolterà, senza criticarci prima” come ha fatto Juncker ma “soprattutto Timmermans, che è venuto da noi prima delle europee a fare campagna elettorale per l'opposizione”. E Anders sottolinea: “le nostre idee diventano popolari”.

Konstanty Gebert, scrittore ed editorialista di Gazeta Wyborcza, il primo giornale polacco, dice invece in un colloquio con il Corriere delle Sera che il Pis di Kacyinski “è un partito paragonabile a Forza Italia sotto Berlusconi. Non è protofascista, ma rappresenta il potere, un po' come la Democrazia Cristiana degli anni '60 e '70 in Italia. Le lotte intestine sono simili. Solo che qui non si parla di correnti, ma di baronie”.

“Il colpo di genio comunque è stato il programma 500+”, secondo lo scrittore, per il quale il 500+ “non è un programma di assistenza sociale, e qui sta la genialità” perché “ll contributo non tiene conto del reddito. È dovuto a chiunque, quindi riceverlo non è umiliante”. Dunque, “per la prima volta decine di migliaia di famiglie hanno potuto disporre di un introito extra con cui decidere se comprare un frigorifero o concedersi una vacanza al mare. Accusando la gente di essersi svenduta per 500 zloty, l'opposizione liberale ha sbagliato o non ha capito quel che è successo".

Quanto agli scandali “l'opinione pubblica si è assuefatta. Ce n'è uno al giorno”. Il problema semmai riguarda la magistratura: “Diciamo che il governo non controlla ancora tutti gli organi giudiziari”, spiega lo scrittore ed editorialista, “ma il partito di Jaroslaw Kaczynski procede in quella direzione”. “Per esempio – prosegue - il testo per la riforma della Corte costituzionale è stato cambiato sette volte in 4 anni: la Cassazione può annullare le sentenze emesse negli ultimi 20 anni anche se passate in giudicato”.