Perché la scala Celsius è usata più della Farenheit?

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“Fa un gran caldo, ci sono 72 gradi”. E pensi che chi lo dice si trova nel cratere di un vulcano attivo, perché quella non è una temperatura da semplice gran caldo ma da inferno intollerabile. Poi ci rifletti, magari verifichi che chi parla è un anglosassone (americano, inglese o australiano: non importa) e allora capisci che i gradi di cui parla sono i Farenheit, e non i Celsius (o centigradi) cui è abituato il resto del mondo. Così ti chiedi: ma perché questa differenza, e perché i secondi sono più diffusi dei primi?

La risposta è di una banalità sconcertante: perché la scala Celsius è più facile da utilizzare, poiché si basa sul sistema metrico decimale, consentendo così di fare operazioni e calcoli sui multipli di dieci. E’ l’altra, però, la prima tra le scale termometriche a essere stata definita. Lo fece nel 1742 il commerciante tedesco Gabriel Daniel Farenheit, che mise ordine tra una consuetudine ben poco scientifica. Prima di allora, infatti, ogni termometro veniva graduato a proprio piacimento da ogni scienziato; facile immaginare che ogni correlazione tra strumenti diversi fosse complicata al limite dell’impossibile.

Farenheit fissò quindi lo 0 (zero) al punto di congelamento dell’acqua salata, e il 96esimo grado alla temperatura corporea dell’uomo. IN base a quella scala, l’acqua pura ghiaccia a 32 gradi e bolle a 212. Quattro anni più tardi uno zoologo francese propose una nuova scala tra 0 (congelamento dell’acqua) e 80 (ebollizione). Le misurazioni, nell’uno e nell’altro caso, risultavano comunque complicate.

Eccoci quindi al 1741, quando il fisico svedese Anders Celsius modificò le due scale e ne proposte una centigrada in cui 0 era il punto di ebollizione dell’acqua (alla pressione di 751,16 torr) e 100 la temperatura della neve. Sì, avete letto bene e non vi state sbagliando: è stato un altro svedese, Daniel Ekstroem a ribaltare i valori e a stabilire il modo che oggi è usato in tutto il mondo che non sia quello anglosassone.