Perché la sentenza sui "Colston Four" è destinata a passare alla storia

·3 minuto per la lettura
(Photo: Finnbarr Webster via Getty Images)
(Photo: Finnbarr Webster via Getty Images)

LONDRA - La sentenza del Tribunale di Bristol, che ha assolto i quattro ragazzi che avevano imbrattato e gettato la statua del mercante di schiavi Edward Colston nel fiume Avon, è destinata a fare la storia. L’atto di insubordinazione da parte di alcuni attivisti di Black Lives Matter il 7 giugno 2020, sull’onda dell’omicidio di George Floyd a Minneapolis, era stato uno dei simboli dell’affermazione della cancel culture in Gran Bretagna. La rimozione forzata della statua aveva diviso l’opinione pubblica, tanto che la ministra dell’Interno Priti Patel aveva chiesto delle condanne esemplari per i “Colston Four”, i quattro ragazzi che si erano rifiutati di pagare un’ammenda e avevano accettato di buon grado di andare in tribunale.

Fin dall’inizio, gli attivisti di Black Lives Matter non puntavano solamente a vincere il processo, ma a fare giurisprudenza. La strategia della difesa, poi rivelatasi vincente, è stata di riconoscere il ruolo degli imputati nell’abbattimento della statua, sostenendo però che l’atto non costituisse alcun reato. Il crimine, secondo i “Colston Four”, lo avevano commesso le autorità di Bristol dedicando nel 1895 una statua a un mercante di schiavi – che possedeva delle quote della Royal African Company, che durante la sua esistenza ha trafficato 84 mila africani – e rifiutandosi di rimuoverla malgrado le proteste degli abitanti di Bristol. Come ha spiegato Rhian Graham, uno degli imputati, riferendosi alle autorità locali, “hanno avuto tempo sufficiente per riconoscere quanti danni recasse la statua di uno schiavista in una città multiculturale. Dopo cent’anni di dissenso, qualcuno avrebbe dovuto ascoltare”. La rimozione dell’opera é stata, a suo dire, “un atto di solidarietà e compassione, non di violenza”.

Il processo contro i “Colston Four” ha acquisito un significato simbolico che, secondo i detrattori, ha condizionato il voto della giuria, che si è espressa nettamente a favore degli attivisti con 11 voti contro 1. Nella sua arringa finale, l’avvocato di uno degli attivisti, Liam Walker, ha detto che “ciascun imputato era dalla parte giusta della storia e, ritengo, anche dalla parte giusta della legge”. Durante il processo, la difesa ha fatto in modo che venisse ascoltato il professore David Olusoga, un famoso studioso antirazzista che ha parlato del ruolo di Colston nella tratta degli schiavi, e altri membri di spicco della comunità nera di Bristol, tra cui l’ex sindaca. È intervenuto anche lo street artist Banksy, originario della città, che ha disegnato delle magliette ad hoc – che i “Colston Four” hanno indossato il giorno dell’assoluzione - per raccogliere fondi per pagare le loro spese legali.

La sentenza è stata accolta con un grido di liberazione dall’Inghilterra liberal e progressista, ma ha profondamente deluso i conservatori, secondo cui questa decisione crea un precedente pericoloso. Molti ministri sono rimasti stupiti dal verdetto della giuria, e il deputato Tory Julian Knight ha detto che “il fatto che nessuno verrà punito per la distruzione di questa statua è inquietante dal punto di vista della protezione della nostra storia”. Anche il quotidiano conservatore Daily Telegraph sostiene che la sentenza di Bristol avrà della conseguenze pericolose, dato che chiunque si sentirà legittimato a demolire le statue da cui non si sente rappresentato, anche se queste raffigurano dei simboli nazionali. Ad esempio, nell’estate del 2020 alcuni manifestanti imbrattarono la statua di Winston Churchill, accusato di essere un razzista, e pochi mesi dopo i manifestanti di Extinction Rebellion sabotarono la distribuzione dei giornali appartenenti a Rupert Murdoch, ritenuti negazionisti sul cambiamento climatico. Il precedente di Bristol darà loro l’impunità?

BRISTOL, ENGLAND - JANUARY 05: Sage Willoughby, Jake Skuse, Milo Ponsford and Rhian Graham celebrate after receiving a not guilty verdict at Bristol Crown Court, on January 05, 2022 in Bristol, England. The four protesters, Milo Ponsford, Sage Willoughby, Jake Skuse and Rhian Graham, have been found not-guilty of criminal damage after the statue of 17th-century slave trader Edward Colston was pulled down and thrown into Bristol Harbour on June 7, 2020, during a Black Lives Matter protest. (Photo by Finnbarr Webster/Getty Images) (Photo: Finnbarr Webster via Getty Images)
BRISTOL, ENGLAND - JANUARY 05: Sage Willoughby, Jake Skuse, Milo Ponsford and Rhian Graham celebrate after receiving a not guilty verdict at Bristol Crown Court, on January 05, 2022 in Bristol, England. The four protesters, Milo Ponsford, Sage Willoughby, Jake Skuse and Rhian Graham, have been found not-guilty of criminal damage after the statue of 17th-century slave trader Edward Colston was pulled down and thrown into Bristol Harbour on June 7, 2020, during a Black Lives Matter protest. (Photo by Finnbarr Webster/Getty Images) (Photo: Finnbarr Webster via Getty Images)

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli