Perché la variante Delta risulta essere più contagiosa? Prime risposte da uno studio pubblicato

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variante delta
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Perchè la variante Delta è più contagiosa ed è diventata dominante in molti paesi compresa l’Italia? Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature pubblica i risultati di uno studio su una piattaforma di pre-print

La variante Delta dominante in Italia

Come è ormai noto a tutti, la variante Delta è diventata dominante in Italia così come in oltre altri cento paesi del mondo. Tanto che in una conferenza stampa dello scorso luglio il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom ha affermato che “presto sarà la variante dominante del Covid-19 a circolare a livello mondiale”.

Altra caratteristica ormai a tutti nota. è che risulta più contagiosa rispetto alla versione originale di SARS-CoV-2 .La combinazione di un alto numero di virus e di un breve periodo di incubazione viene ritenuta la causa della elevata trasmissibilità di Delta. Ora i risultati di alcuni studi precisano con maggiori dettagli.

Variante Delta, lo studio sul focolaio nel Guangdong

Come ha rivelato la rivista settimanale britannica Nature – una delle più antiche e importanti riviste scientifiche esistenti – le persone positive alla variante Delta di Sars-CoV-2 hanno un periodo di incubazione più breve e maggiori probabilità di diffondere il virus senza sviluppare sintomi, rispetto alle altre versioni del microrganismo. La rivista cita uno studio su un focolaio nel Guangdong, nel sud della Cina, realizzato tra maggio e giugno 2021.

Benjamin Cowling, epidemiologo dell’Università di Hong Kong coautore dello studio non ancora sottoposto a revisione paritaria e pubblicato su una piattaforma di preprint (‘medRxiv’), ha preso in considerazione con i colleghi i dati dei test di 101 persone contagiate tra maggio e giugno nel Guangdong così come i dati dei loro contatti stretti.

Variante Delta, da pre-sintomatici la maggior parte dei contagi?

Dallo studio è emreso che in media le persone avevano 1,8 giorni di tempo per liberare Rna virale prima di mostrare i segni della malattia da Covid. Secondo gli esperti, in sostanza, una finestra pericolosa e più ampia rispetto a quella calcolata prima della scoperta della variante Delta, che era pari a 0,8 giorni. In parole povere, molte persone potrebbero circolare senza alcun sintomo ma essere già in grado di infettare. Con tutto quello che ne consegue anche riguardo alla capacità di tracciamento dei contatti dei vari servizi sanitari locali.

In base allo studio, circa il 74% delle infezioni da Delta si è verificato durante la fase pre-sintomatica (73,9%), una percentuale maggiore rispetto alle varianti precedenti e questo potrebbe spiegare come questa variante sia stata in grado di diventare il ceppo dominante in tutto il mondo. Occore però ribadire che si tratta di ipotesi di uno studio attualmente pubblicato sulla piattaforma di preprint “medRxiv”, quindi della bozza di articolo scientifico che non è stata ancora valutata da una rivista accademica che prevede revisione paritaria (peer review).

Senza scendere troppo in dettagli tecnici e poco comprensibili, gli studi pubblicati sulla rivista scientifica Nature riferiscono che le analisi fatte sulla variante del Covid-19 “evidenziano un cambiamento di aminoacidi presente in Delta che potrebbe contribuire” alla sua rapida diffusione.

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