Perché l'economia della Spagna cresce meno rispetto agli altri Paesi europei

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AGI - Delude l'economia spagnola, cresciuta del 2% nel III trimestre. Sarebbe un buon risultato se ci trovassimo nella fase pre-pandemica ma invece è al di sotto delle iniziative perché ci si aspettava un grande rimbalzo dopo la rimozione delle restrizioni e i progressi fatti nella campagna di vaccinazione. Nonostante la buona performance dell'occupazione, la graduale ripresa del turismo, il robusto miglioramento dei servizi, il Pil infatti dimostra di non avere slancio.

La grande sorpresa è che mentre sono in atto le riaperture, il consumo delle famiglie è addirittura sceso dello 0,5%. Insomma, a conti fatti, mentre le maggiori economie dell'Ue si stanno riprendendo dalla crisi del coronavirus, una resta indietro: la Spagna.

La Spagna ha fatto meno pregressi rispetto gli altri Stati 

Il Financial Times osserva a tal proposito che il Paese iberico, il più colpito in Europa dall'impatto economico della crisi dell'anno scorso, sta facendo molti meno progressi degli altri membri dell'eurozona nel recuperare i livelli di produzione pre-pandemia. Questa 'pigrizia' dell'attività economica preoccupa gli analisti, come  Alicia Coronil, capo economista alla Singular Bank, una banca privata con sede a Madrid.

Ad esempio, ricorda il Ft, alla fine del terzo trimestre, il Pil dell'Italia era dell'1,4% al di sotto del livello di fine 2019 mentre la Germania aveva ridotto il divario all'1,1% e la Francia a un mero 0,1%. Ma in Spagna il divario è "un abisso". Il suo Pil resta del 6,6% al di sotto dei livelli pre-pandemia. L'economia insomma "è appena tornata alle dimensioni del 2016". E questo nonostante, attualmente, la Spagna conta il minor caso di casi in Europa. 

La ripresa insomma non c'è e secondo alcuni esperti, come Raymond Torres, capo economista della fondazione della cassa di risparmio spagnola, le cause vanno da ritrovare nel vacillare dei consumi delle famiglie; nell'aumento dei prezzi dell'energia che ha contribuito pesantemente all'inflazione; e nel ritardo nell'uso del fondo di recupero di 800 miliardi di euro dell'Ue. Preoccupa il fatto che questi ritardi possono danneggiare le prospettive a lungo termine del Paese.    

Intanto le famiglie spagnole si sono dimostrate riluttanti a spendere i 55 miliardi di euro di risparmi che si stima abbiano accumulato durante la pandemia. Una riluttanza a investire che si giustifica con il nervosismo dovuto al senso di precarietà nella forza lavoro - circa un quarto dei posti di lavoro sono temporanei - e all'impatto dei prezzi dell'energia.

Anche prima dei recenti record, gli spagnoli spendevano in proporzione molto di più che altrove in Europa per l'elettricità - una media di oltre l'8% del reddito netto disponibile nel 2019. Anche se l'occupazione si sta riprendendo, i consumi non stanno avanzando con la stessa intensità. Gli acquisti di automobili e di altri beni, che pesano molto sul consumo e che sono fermi per mancanza di forniture, non possono da sole giustificare un impatto. Bisogna infatti fare i conti con l'inflazione che sta erodendo il potere d'acquisto: anche se le famiglie spendono di più in euro, in realtà comprano meno in volumi.

E il forte rallentamento che si sta verificando è chiaramente visibile nella crescita su base annua, che si attesta al 2,7% rispetto al 17,5% del trimestre precedente. "La crescita del 2% è deludente. La debolezza del consumo privato colpisce in un trimestre in cui il turismo nazionale aveva addirittura superato i livelli pre-pandemici", spiega María Jesús Fernández, analista di Funcas.  Con queste cifre, sembra davvero difficile soddisfare la previsione di crescita del governo per quest'anno, che si attesta al 6,5% e che il ministro dell'Economia Nadia Calviño, ha definito "assolutamente realistica". 

Per raggiungere quest'obiettivo l'economia dovrebbe crescere del 9% nel quarto trimestre, un risultato praticamente impossibile. Anzi c'è il rischio che il quarto trimestre sia peggiore del terzo a causa della ripresa dell'inflazione e dei colli di bottiglia. Lo scenario più probabile per il 2021 è che la crescita nel 2021 sarà sotto il 5%: per centrare un obiettivo del 5%, sarebbe necessaria una crescita di almeno il 3,5% nel quarto trimestre, che è anche difficile da raggiungere.    

La resistenza dell'industria spagnola 

Ci sono però anche delle buone notizie: l'industria, colpita dagli alti prezzi dell'energia e dalle strozzature dell'offerta, mostra di resistere bene, crescendo del 2% tra luglio e settembre.

Le esportazioni registrano una forte crescita del 6,4% trimestre su trimestre, grazie al turismo, rispetto a un aumento dello 0,7% delle importazioni. Gli investimenti stanno rimbalzando del 2% nonostante il ritardo nelle consegne, gli investimenti fiacchi nei trasporti e la riluttanza a usufruire dei fondi europei.

L'edilizia sale dell'1,8% dopo tre trimestri in territorio negativo. Discorso a parte per i servizi che stanno beneficiando della rimozione delle restrizioni e, nel complesso, sono in crescita del 3,2% trimestre su trimestre. Particolarmente degni di nota in questa rubrica sono il commercio, i trasporti e gli alberghi e ristoranti, che sono aumentati del 7,9%, le arti e le attività del tempo libero, che sono balzate del 18,6%, e le attività professionali, che sono aumentate del 4%.

Al contrario, il settore finanziario è sceso dell'1,1%, l'informazione e le comunicazioni sono diminuite dello 0,6% e la pubblica amministrazione, l'istruzione e la sanità hanno perso lo 0,6%, entrando in territorio negativo per la prima volta dall'inizio del 2020. I salari hanno praticamente recuperato la situazione prima del virus ma i consumi delle famiglie crescono poco più della metà, il 3,6% contro il 6,1% della massa salariale.     

In ogni caso, l'economia è ancora il 6,6% al di sotto dei livelli pre-coronavirus. E quasi il 30% della produzione persa deve ancora essere recuperato. In Europa, invece, sono già molto vicini a recuperare i livelli pre-covid.

L'economia spagnola continua a rimanere indietro rispetto alla ripresa nell'UE. E di questo passo, il recupero del Pil pre-pandemia sembra essere molto lontano fino all'inizio del 2023. E per l'anno prossimo, la crescita dovrebbe migliorare con la risoluzione degli squilibri tra domanda e offerta, la diminuzione del costo dell'energia a partire dalla primavera e l'inizio della spesa dei fondi europei. La solidità della crescita nel 2022, sintetizza il Ft, "dipenderà dall'evoluzione di questi tre fattori". 

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