Perché nell'equipaggio del Crew Dragon si nota l'astronauta di colore

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Con il lancio del primo volo ufficiale del Crew Dragon (Crew-1) di Space X è veramente iniziata l'era dei voli commerciali nello spazio. I primi clienti sono Michael Hopkins, Shannon Walker e Victor Glover, della NASA, e Soichi Noguchi, della JAXA, l'agenzia spaziale giapponese, ma in futuro i posti potranno essere occupati da facoltosi viaggiatori che vogliano vivere la sensazione di orbitare intorno alla Terra oppure, per un prezzo sicuramente maggiore, di attraccare alla stazione spaziale per provare la spartana ospitalità del nostro avamposto nello spazio che ha festeggiato da poco i venti anni di continua occupazione umana.

Basata su una complessa collaborazione tra la NASA (che ha accordi con ESA, JAXA, Agenzia Spaziale canadese ed ASI) e l'Agenzia Spaziale Russa, la ISS è un capolavoro diplomatico che ha superato le crisi che hanno visto contrapporsi USA e Russia nel corso degli anni.

Per permettere questa non facile convivenza, la ISS ha una parte russa ed una parte americana fatte pezzi cilindrici attaccati a “nodi” forniti di diversi punti di aggancio ai quali si possono unire altri cilindri, oppure possono servire per l'attracco delle navette che portano gli astronauti e per i cargo carichi di tutto ciò che serve per la sopravvivenza a cominciare dall'aria e dall'acqua per arrivare al cibo ed alle attrezzature necessarie per gli esperimenti programmati e per la continua manutenzione.

So, here we are! Congratulation to @SpaceX and #Crew1!
Welcome aboard the #ISS pic.twitter.com/PWqjkXipaE

— Raffaele Di Palma (@RaffaeleDiPalma) November 17, 2020

Benchè tutti componenti siano collegati, vige la regola di ognuno a casa propria. Gli astronauti americani e quelli di tutte le agenzie che partecipano alla ISS attraverso la NASA, vivono, lavorano e dormono nei moduli forniti dalla NASA, dell'ASI, dell'ESA e dalla JAXA.

In tutto parliamo di quattro posti letto. Sufficienti, fino a quando il servizio taxi era fornito dalla Soyuz russa che può portare tre passeggeri (che erano sempre un mix tra russi e americani, con i loro collaboratori).

Adesso con il più spazioso Crew Dragon che di posti ne ha quattro, tutti in quota americana, i posti letto scarseggiano. Visto che sulla ISS c'è già una astronauta statunitense: dove dormirà il quinto ospite nella permanenza che si prevede duri sei mesi? Probabilmente verrà utilizzato la spazio del Crew Dragon che gli astronauti hanno voluto chiamare Resilience, per ricordare i tempi difficili che stiamo vivendo.  

L'equipaggio del Crew-1 testimonia la nuova sensibilità della NASA alla diversità nel corpo degli astronauti.

Oltre ad avere raggiunto una quasi parità di genere nelle sue due ultime classi degli astronauti, è chiaro lo sforzo di dimostrare attenzione alle minoranze meno rappresentate. Se come donna ho sempre notato che le astronaute sono solo il 10% del totale, vedendo nelle foto un astronauta di colore ho dovuto ammettere che gli astronauti afroamericani sono ancora meno e arrivano a malapena al 3%.

In effetti, il primo afroamericano ha volato sullo Shuttle 08 nell'agosto del 1983, un paio di mesi dopo che sullo Shuttle  07 aveva avuto il battesimo del volo Sally Ride, la prima donna americana. Da allora hanno volato tre donne e 11 uomini dalla pelle scura e purtroppo due sono morti nei disastri del Challenger e del Columbia. Per contro, alcuni sono arrivati a livelli apicali nell'agenzia e Charles Bolden è stato amministratore della NASA dal 2009 al 2017.

Guardando la lista degli astronauti afroamericani si evince che i loro voli sono finiti con il pensionamento della Shuttle e Victor Glover è il primo afroamericano in orbita dal 2011. Sarà anche il primo a passare un lungo periodo sulla ISS, ma nessuno, lui per primo, vuole sottolineare troppo la cosa.  Non vuole sentirsi diverso dai suoi colleghi, e ha perfettamente ragione.