Perché Papa Francesco se l'è presa con i teisti

”Quando vedo cristiani troppo puliti che hanno tutte le verità, l' ortodossia, la dottrina vera, e sono incapaci di sporcarsi le mani per aiutare qualcuno a sollevarsi, non sanno sporcarsi le mani; quando vedo questi cristiani io dico: ‘Ma voi, non siete cristiani; siete teisti con acqua benedetta cristiana"

Lo ha detto Papa Francesco a don Marco Pozza durante un'intervista per TV2000. Da tempo scelto da Bergoglio come suo interlocutore di fiducia per libri e interviste televisive, don Marco è cappellano al carcere di Padova. Per questo, quando lungo la medesima intervista, il Papa dice che "la fede va trasmessa nel dialetto familiare" sorride complice, perché con moltissimii detenuti è proprio così: se non parli il loro dialetto, non parli. Vale per la cella, ma vale anche per la strada. E il cristiano che non intercetta l'uomo, l'umano che c'è nell'uomo, non è un cristiano ma solo "un teista", cioè un individuo che riesce a comprendere con la testa la natura di Dio, o meglio di "un divino", ma non arriva, con il cuore, a fare un colloquio con il Dio cristiano che non è mai "solo divinità", ma è parlare con Dio Padre, con Dio Figlio e con Dio Spirito Santo.

Meglio teisti che atei, forse pensa qualcuno: è già qualcosa arrivare a conoscere l'esistenza di Dio anche solo con la testa piuttosto che essere convinti che Dio non esista. Si può pensare così, ma certo questo non è il pensiero del Papa. Aveva già detto l'anno scorso qualcosa di molto simile "quante volte noi vediamo lo scandalo di quelle persone che vanno in chiesa e stanno lì tutta la giornata o vanno tutti i giorni e poi vivono odiando gli altri o parlando male della gente. Questo è uno scandalo! Meglio non andare in chiesa: vivi così, come fossi ateo." (Papa Francesco, Udienza Generale, 2 gennaio 2019). Perché il teista, conoscendo solo la natura di Dio, l'idea di Dio, è individualista. Dall'idea di tavolo, segue “un tavolo concreto", individualmente specificato. Invece il cristiano che conosce Dio Padre è figlio, e quindi si comporta da figlio, che significa essere fratello, aprirsi agli altri: ecco perché il riferimento successivo del Papa allo "sporcarsi le mani per aiutare qualcuno a sollevarsi".  

Anche il diavolo sa che Dio esiste, ma non per questo è un buon cristiano. Ecco quindi la conclusione del vescovo di Roma:  "un uomo (...) che ha delle idee chiare sulla redenzione, che anche crede in satana, sa che satana esiste, si ferma alla porta degli inferi”. Perché l'inferno è la solitudine di ogni uomo che si chiude in se stesso e ignora l'esistenza degli altri, il paradiso invece, cioè l'amore, è, con tutte le proprie fragilità, vivere da figli che riconoscono negli altri dei fratelli e cercano di aiutarli. E questo è il cristianesimo.