Perché 'Senza pensieri' di Fabio Rovazzi non è diventato un tormentone estivo

“Senza pensieri”, la nuova incursione nel mondo della musica da parte dello showman Fabio Rovazzi, arriva oggi ad un mese esatto dalla pubblicazione; un tempo sufficiente per sedersi a tavolino e tirare un po' le somme. Per farlo non serve nemmeno una calcolatrice troppo sofisticata: “Senza pensieri” ha raccolto poco meno di 4 milioni di stream su Spotify e poco più di 4 milioni di visualizzazioni per il video ufficiale su YouTube (video però pubblicato online, c'è da dirlo, il primo di agosto).

Da qualsiasi lato si voglia guardare la cosa possiamo dire che in linea di massima il progetto stia andando malino o, più che altro, non sta creando il clamore, il “caso” mediatico, che evidentemente Rovazzi si aspetta con la sua gita annuale nel territorio della discografia.


“Senza pensieri” in classifica non va oltre un certo punto, non rientra tra i tormentoni di successo della stagione, non è ballata in massa sulle spiagge da orde di bagnanti e nemmeno da Matteo Salvini, che ai tempi di “Andiamo a comandare” si esibì in un balletto tanto indimenticabile nella sua natura estremamente trash, quanto veggente, dato che poi a comandare c'è andato davvero.

I motivi di tale (relativo) flop potrebbero essere molteplici, intanto dal punto di vista essenzialmente musicale il pezzo, anche se vuole mascherarsi a tutti i costi da tormentone estivo, risulta essere vagamente più impegnato dei precedenti; descrive in maniera piuttosto schietta un'umanità futuristica dove tutte le preoccupazioni sono resettate, dove l'unico pensiero fisso è il proprio intrattenimento, senza badare minimamente alle problematiche reali (Nella testa ho un buco nero/Spendo soldi per sentirmi più leggero/Nuovo show spettacolare/Su un'isola di plastica in mezzo al mare/Faccio mille foto mai vestito uguale/In 15 secondi ci si può annoiare/Non mi ricordo più che cosa devo fare/Ci sto prendendo gusto col dimenticare).

Il video, come nelle precedenti annate, altro non è che un cortometraggio ottimamente girato, perché il ragazzo - ricordiamolo a scanso di equivoci - è assai bravo, assai arguto, assai simpatico, fosse anche un bravo musicista ci regalerebbe enormi soddisfazioni, ma sbaglia chi se lo aspetta, non lui che utilizza la musica esclusivamente come veicolo multimediale.


Forse è proprio per mascherare un progetto molto più complesso della pubblicazione di una canzone che decide, ad ogni giro di giostra, di farsi accompagnare da musicisti il più possibile nazional-popolari, quest'anno Loredana Bertè e J-AX, cui influenza nel brano, specie il rapper, è praticamente inutile.

Nel video viene raccontata una società futurista dove tutto va bene, perfino Enrico Mentana alza le braccia e rinuncia a qualsiasi maratona perché tanto non c'è niente che va storto. In realtà Rovazzi denuncia quello che probabilmente sarà il problema del futuro (o, più che altro, in futuro si cominceranno a notare le conseguenze apocalittiche): la totale mancanza di senso critico, il menefreghismo delle società occidentali rispetto ai veri problemi del mondo e, più in generale, dell'esistenza.

Rovazzi disegna un'umanità cui viene asportata roboticamente qualsiasi forma di interesse verso tutto ciò che non sia mero intrattenimento, una sorta di lobotomia indotta da una mente superiore, nel video interpretata da Maccio Capatonda, al banco regia di questo immenso reality show.


Rovazzi viene trasportato dentro questa scatola che, tra una strofa e un ritornello, viene disinnescata proprio dalla Bertè, rivelando così al protagonista, proprio in quella piazza che fu di “Ritorno al Futuro” (evidentemente voluta la citazione dei primi due capitoli della saga tra torre dell'orologio e volopattini), un mondo di cartone dove tutti, senza accorgersene, sono guidati nelle loro scelte e considerati esclusivamente come consumatori.

Quando il protagonista passerà dall'altra parte della barricata, scoprendo che tutto quel mondo altro non è che una sorta di set ben organizzato (e qui con le citazioni si passa a “The Truman Show”), sarà Terence Hill, a bordo di una Range Rover, che arriverà sgommando arruolandolo nella resistenza. Nonostante i numerosi riferimenti alla cultura pop di un classe '95, già perché Fabio Piccolrovazzi, così come esce all'anagrafe, ha solo 25 anni, il video risulta originale, un modo nuovo e funzionante per appesantire di contenuti lo smercio di una canzone.

Esperimento simile, in tutt'altra chiave, lo ha realizzato il rapper sardo Salmo con il video di “Lunedì”, regalando agli utenti di YouTube una perla rara. Certo, qualche click in più sarebbe stato utile, purtroppo dai tempi di tormentoni come “Andiamo a comandare”, “Tutto molto interessante”, “Volare” e “Faccio quello che voglio”, Rovazzi è rimasto sempre Rovazzi e il pubblico ha cambiato gusti, rifugiandosi, proprio per una più o meno dichiarata sete di spensieratezza, nel reggeaton, padrone indisturbato di tutte le classifiche del mondo.


È un pubblico che sente la puzza di impegno civico, denuncia “komunista”, rivendicazioni “buoniste”, a km di distanza, e a km di distanza vuole restarci, specie d'estate, con questo caldo. Certo, poi è anche una semplice questione di spazio: quest'anno i tormentoni estivi sputati fuori da radio e filodiffusione dei lidi saranno almeno 20/25, prendersi lo scettro è molto complicato e si viaggia sempre sul filo del rasoio con un pubblico che rischia perennemente di scambiare dei fenomeni stagionali per una scena musicale stabile.

Cosa deprecabile ma comunque possibile. La forza di Rovazzi è un po' la stessa, sia permesso di scriverlo, con decisamente meno energia, verve e genialità, di quella con la quale Fiorello ai tempi irruppe nelle case degli italiani. Rovazzi rompe gli schemi, è genuino, è in gamba, ma è anche utilizzato male (o si utilizza male da solo, non possiamo dirlo con certezza); forse è proprio la tv la sua casa, forse sarebbe meglio ad un certo punto abbandonare la musica, forse da quel limone è stato spremuto tutto lo spremibile. E passare ad altro.