Perché Virginia Raggi cade sempre sul Colosseo

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Hp (Photo: Hp)
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Ma certo che era solo un lapsus, questa esortazione di Virginia Raggi ad ammirare “la cupola del Colosseo”, sebbene i suoi interlocutori sul palco si siano servilmente guardati bene dal far notare alla sindaca l’enormità della gaffe, e lei, inoltre, non si sia sentita nemmeno in dovere di rettificare il marchiano errore. E certamente, figuriamoci, la sindaca era ed è ben conscia che mettere in un manifesto pubblicitario del Comune di Roma l’Arena di Nîmes scambiandola per il Colosseo (deve essere la sua bestia nera questo Colosseo, con o senza cupola) non è stato il frutto dell’ignoranza di chi è a capo della giunta capitolina, ma della dabbenaggine dei suoi collaboratori.

E infatti il problema non è l’ignoranza - lo sappiamo bene che Virginia Raggi conosce la differenza tra il Colosseo e la basilica di San Pietro - ma la sciatteria, la trasandatezza, la superficialità, l’irresponsabilità ilare di una sindaca che forse nemmeno si rende conto di quanto la città che si trova a dirigere sia ricca di storia, di passato, di cultura, di bellezza. Una sciatteria che si diffonde in tutti i comparti dell’amministrazione che lavorano nella più sciagurata disattenzione (da qui l’errore di chiamare Azelio Carlo Azeglio Ciampi, per esempio) senza che nessuno si senta in dovere di controllare, guardare con precisione e amore alle cose che si fanno e si dicono, senza che si sia consapevoli dell’eccezionalità di una citta piena di cupole, di monumenti, di storia appunto.

Tutto è affidato all’improvvisazione, alla (mala) gestione ordinaria di un patrimonio troppo impegnativo per poter essere accudito con scrupolo da una classe dirigente raccogliticcia, fatua, dilettantesca. E che non fa solo gaffe, ma danni. Nell’attesa del prossimo lapsus, del prossimo caso di incuria, del prossimo trionfo della sciatteria. Della sciatteria (anc...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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