Perché Wuhan aveva le caratteristiche ideali per l'esplosione del virus cinese

eugenio buzzetti

Mascherine per coprire naso e bocca andate esaurite, controlli alle stazioni e termometri elettronici puntati sui passeggeri negli aeroporti. Wuhan, una delle città più importanti per lo sviluppo della Cina - visitata a settembre scorso anche dalla cancelliera tedesca Angela Merkel -  è oggi al centro dell'epidemia di polmonite virale che sta facendo tremare la Cina.

Con oltre undici milioni di abitanti è una megalopoli che può vantare un tasso di crescita superiore alla media nazionale: nel 2018 si era classificata al nono posto tra le città cinesi, con una crescita dell'8% contro il 6,6% della media nazionale, e il trend appare confermato anche per il 2019, con una crescita del 7,8% nei primi tre trimestri contro il 6% registrato nello stesso periodo a livello nazionale.

Il processo di urbanizzazione che ha fatto seguito all'espansione della città come polo industriale fin dai primi anni dalla fondazione della Repubblica Popolare Cinese non si è verificato senza conseguenze sul piano ambientale, con diversi casi di inquinamento del suolo e delle falde acquifere, ma il problema che la città deve affrontare oggi appare più complesso e urgente.

Wuhan ha tutti gli ingredienti per un'epidemia da coronavirus, ha spiegato al Wall Street Journal Michael Osterholm direttore del Center for Infectious Disease Research and Policy dell'università del Minnesota: nella fattispecie, è "una grande città densamente popolata, con mercati di animali vivi, dove si mescolano persone, maiali, pipistrelli o altri mammiferi potenzialmente infetti".

Se il mercato ittico Huanan, da cui si ritiene si sia originato il virus, è stato chiuso all'inizio del 2020, per correre ai ripari, la municipalità di Wuhan ha istituito anche un centro per il controllo della polmonite scaturita dal coronavirus della stessa famiglia della Sars. Otto gruppi di esperti con a capo il sindaco, Zhou Xianwang, si occuperanno di tutti gli aspetti relativi alla diffusione del virus che ha infettato finora 291 persone e provocato sei morti, secondo gli ultimi dati di un bollettino in costante aggiornamento e che già annovera nuovi casi a Pechino, Tianjin, Chongqing e nella provincia sud-orientale del Guangdong.

La diffusione del virus tra esseri umani, confermata ieri in prima battuta dal pneumologo Zhong Nanshan - che aveva contribuito a sconfiggere l'epidemia di Sars nel 2003 - appare certificata anche da quindici nuovi casi di contagio tra il personale ospedaliero della città.

Alla luce degli ultimi sviluppi, la commissione per il controllo del virus di Wuhan ha chiesto la riduzione dei raduni pubblici, la chiusura dei mercati all'aperto, misure per limitare la circolazione di animali selvatici e un aumento dei controlli delle temperature corporee in aeroporti, stazioni e altri luoghi pubblici. Nonostante l'ansia attorno alla città cinese cresca a livello internazionale, gli abitanti non appaiono sconvolti dall'epidemia. "È tutto normale", ha dichiarato una residente all'Associated Press, "ci si mette solo le mascherine, nulla di più".