Perché Draghi non conviene alla destra

Ugo Magri
·Giornalista
·2 minuto per la lettura
Ansa (Photo: Ansa)
Ansa (Photo: Ansa)

C’è una quantità di politici in crisi per colpa di Mario Draghi. I più sofferenti sono nella vecchia maggioranza giallo-rossa, che guidava il governo ma se l’è giocato a poker con quel professionista di Matteo Renzi; cosicché, potendosela prendere soltanto con se stessi, gli orfani di Giuseppe Conte adesso si trovano su un pullmino pilotato da Draghi che li sta portando altrove, col Caimano e col Capitano pure loro a bordo. Oltretutto l’autista ha già dato un paio di brusche sterzate, che smentiscono chi si aspettava manovre morbide in piena continuità. Per buona parte della sinistra si annuncia un viaggio da incubo. Ma non è che sull’altra sponda se la passino meglio. Anzi, per molti aspetti a destra dovrebbero preoccuparsi di più.

I rischi che corre la Lega sono quelli ben spiegati da Mattia Feltri sull’Huffington Post: difficilmente Salvini potrà ripetere il giochino del 2018, quando era al potere con i grillini, li bullizzava, dettava loro lo spartito costringendoli a ballare la rumba e la samba. Stavolta non ci sono margini di manovra. Super Mario è lì per fare due cose, possibilmente in fretta: distribuire i vaccini e incassare i miliardi dall’Europa. Quella è la “mission”, prendere o lasciare. Cosicché Salvini non può stare con un piede dentro e un piede fuori, alternando felpa di lotta e cravatta di governo come piacerebbe a lui. Tra l’altro Draghi si sta muovendo senza ripetere certi svarioni del suo predecessore. Rispetto all’era Conte, meno “story-telling” e più fatti che parlano da sé. Non convince il capo della Protezione civile? Si accomodi, prego. Arcuri ha deluso? Vada a casa anche lui. I vaccini non bastano? Prendiamo esempio da Gran Bretagna e Israele. A Bruxelles frenano? L’ex presidente della Bce sa come farsi ascoltare. Per adesso Salvini può...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.