Perché il Pd s'impicca per Conte?

Alessandro Barbano
·Giornalista
·2 minuto per la lettura
The Secretary of the Democratic Party Nicola Zingaretti and the deputy Andrea Orlando during a press conference at Largo del Nazzareno, headquarters of the PD, after the results of the referendum and regional and municipal elections. Rome (Italy), September 22nd, 2020. Rome (Italy), September 22nd, 2020 (Photo by Massimo Di Vita/Archivio Massimo Di Vita/Mondadori Portfolio via Getty Images) (Photo: Mondadori Portfolio via Getty Images)
The Secretary of the Democratic Party Nicola Zingaretti and the deputy Andrea Orlando during a press conference at Largo del Nazzareno, headquarters of the PD, after the results of the referendum and regional and municipal elections. Rome (Italy), September 22nd, 2020. Rome (Italy), September 22nd, 2020 (Photo by Massimo Di Vita/Archivio Massimo Di Vita/Mondadori Portfolio via Getty Images) (Photo: Mondadori Portfolio via Getty Images)

Perché il Pd s’impicca per Conte? Per comprenderlo bisogna decriptare il detto e il non detto dei suoi leader. Ben sapendo che il detto non corrisponde sempre al vero. Prendete Andrea Orlando. Ad Alessandro De Angelis, che lo intervista per Huffington Post e gli chiede come si possa tenere in stallo il Paese in attesa di qualche transfuga che puntelli la maggioranza, il vicesegretario del Pd risponde che «qui si tratta di costruire un campo politico europeista».

Ci sarebbero governi assai più europeisti del Conte bis. Per esempio, quello sostenuto da una maggioranza cosiddetta Ursula, che includesse anche l’area delle forze liberali, popolari e riformiste, cioè, oltre a Italia Viva, +Europa, Azione, l’Udc e, soprattutto, Forza Italia. Oppure quello istituzionale, affidato a Draghi o a un suo «succedaneo», e sostenuto da un vasto arco parlamentare. Ipotesi non facilmente praticabili, anche perché il Pd non le ha prese fin qui in considerazione. Restando abbarbicato al destino dell’avvocato, come l’ideale dell’ostrica di Verga allo scoglio. Il Pd preferisce la minaccia del voto a qualunque alternativa che escluda Conte, pur sapendo che, aprendo oggi le urne, sarebbe proprio il partito del premier a sottrargli consensi.

Tattica? Senz’altro: la tattica è la prima arma di un buon partito. Ma non solo. Per andare più a fondo bisogna indagare nel non detto di Orlando, quando spiega: per Renzi il Conte bis era il modo «per guadagnare tempo in vista di una prospettiva macroniana, che prevedesse di far saltare il Pd. Adesso lui riparte da dove era rimasto: lavorare per un governo di larghe intese, nel quale ridisegnare lo scenario politico italiano. Può il Pd avere interesse ad agevolarlo?»

La risposta è chiaramente no. Perché in questo tiro alla fune con Renzi, il Pd persegue un obiettivo uguale e contrario: cancellare ...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.