Perché le newsletter sono diventate un fenomeno di business

Le newsletter sono una sorta di fuga dal web, così come l’abbiamo costruito negli ultimi anni (Getty)

Il fenomeno delle newsletter indipendenti di informazione cresce e muove anche fatturati e startup. Sono realizzate da giornalisti e blogger indipendenti ma anche da aziende.

Il boom degli affari

L’americana Andreessen Horowitz ha investito 15,3 milioni di dollari in Substack, startup che in due anni ha trasformato le newsletter in una sorta di Medium via mail che arriva nella casella di posta di chi ha deciso di riceverlo. L’amministratore delegato di Substack, Chris Best, descrive il suo lavoro come una forma di empowerment per dare agli autori “un proprio impero mediatico personale”.

Un modo di fare micro-imprenditorialità

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Andrew Chen, che sostiene che le newsletter rappresentino un nuovo modo di fare micro-imprenditorialità. Gli abbonati a pagamento di Substack hanno superato i 50mila, alcuni autori arrivano a guadagnare qualche migliaio di dollari all’anno. Non male per essere comunque un hobby.

Una fuga del web

Le newsletter sono una sorta di fuga dal web, così come l’abbiamo costruito negli ultimi anni, ossia dominato dai social network e dalle ricerche su Google. Oggi in rete si trova quello che è stato ottimizzato per il Seo, ma anche contenuti che hanno la forma giusta. Meglio se generano clamore, dibattito e qualche litigio. Le newsletter, invece, escono da questa dinamica.

Provare a farne una

Il modo migliore per vedere se una newsletter funziona è provare a farne una. Ci sono dei parametri da definire: cadenza (settimanale o mensile), titolo e tema, ossia di cosa si vuole parlare. Ci sono poi delle piattaforme per l’invio, la più popolare è MailChimp, che offre una versione anche gratuita. E, infine, servono i contatti a cui inviarla. Per i più ottimisti, la newsletter rappresenta una modo per produrre contenuti genuini, slegati dalle dinamiche dei social network.