Periferie, Pd attacca. Difesa Di Maio: "Non abbiamo bloccato i fondi"

Antonella Scutiero
Luigi Di Maio dichiara alla stampa davanti Palazzo Chigi

Non si placa la polemica sui fondi alle periferie, che ha causato l'esplosione del malcontento dei sindaci nei confronti del governo centrale. Tutto nasce da un emendamento al decreto Milleproroghe approvato dal Senato secondo cui l'efficacia delle convenzioni concluse sulla base di quanto disposto dal piano periferie voluto da Matteo Renzi e rafforzato da Paolo Gentiloni è differita all'anno 2020. A rischio dunque 96 progetti, per un totale di 1,6 miliardi di euro.

Il vicepremier Luigi Di Maio si è affrettato a smentire: "Non abbiamo bloccati i fondi alle periferie - ha detto a margine di una riunione a Palazzo Chigi - I fondi alle periferie sono sbloccati da quell'emendamento e riguardano tante città italiane. E' un emendamento talmente di buonsenso che anche le opposizioni che ci stanno attaccando lo hanno votato. Mi sembra che ci sia la solita strumentalizzazione dove tutto fa brodo per attaccare il governo". E ha teso la mano ai sindaci: "Protestano? Noi siamo dalla loro parte. Sbloccheremo i fondi, questa norma ci serve proprio per andare incontro alle loro esigenze".

Cos'è successo dunque? Una ricostruzione la dà la Lega. "Il Pd di Renzi ha promesso soldi che non poteva spendere. A dirlo è la sentenza numero 74/2018 della Corte Costituzionale di aprile, che dichiara incostituzionale il comma della finanziaria 2016 che prevedeva fondi per la seconda parte dei comuni finanziati - ha spiegato il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari - Quindi, i primi 24 comuni sono stati finanziati regolarmente, quelli del secondo giro no".

Per rimediare a questa "presa in giro", ha aggiunto, "abbiamo liberato 2 mld di euro (prima bloccati dal Pd con l'assurda austerity imposta dalla legge di bilancio). Finalmente quindi tornerà a esserci possibilità di spesa per tutti i comuni che hanno saputo ben amministrare, non solo per quelli del bando, i quali, comunque, avranno coperture per i primi impegni presi e anche per altre opere. Allo stesso tempo si tiene viva la graduatoria del bando periferie spostandone il finanziamento al 2020, per trovare risorse reali e spendibili e non inesistenti, con cui realizzarlo legalmente". E ha attaccato i Dem: "Il Pd con le sue polemiche strumentali mente, mentre quello in Parlamento, conoscendo la questione, per salvare la faccia ha votato l'emendamento".

Le spiegazioni però non sono bastate. "Molinari ha letto male la sentenza - ha detto Luigi Marattin del Pd - È un dettaglio procedurale, non c'entrano nulla i soldi o le coperture". Per un'altra dem, Alessia Morani, "Molinari aggiunge al pesante danno a molte periferieitaliane la beffa di una spiegazione chiaramente in malafede". Più morbida Forza Italia: "È evidente che servirà un confronto con il Governo per analizzare gli effetti e, nel caso, sterilizzare gli eventuali problemi che potrebbero derivare dalla rimodulazione del Bando periferie - ha osservato Giovanni Toti - di cui si tornerà a discutere nella prima settimana di settembre in sede di conversione definitiva del provvedimento".