Perugia, agente tenuto in ostaggio in carcere con una lametta al collo

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Momenti di paura martedì 27 agosto 2019 all’interno del carcere di Capanne a Perugia, dove un agente di polizia è stato tenuto in ostaggio da due detenuti per un paio d’ore, con una lametta puntata vicino al collo. Il Sappe denuncia: “E’ uno dei più gravi episodi che possano accadere all’interno di un penitenziario”.

Sequestro di un agente in carcere

A denunciare la vicenda il sindacato della polizia penitenziaria Osapp ma sulla questione è intervenuto anche il Sappe. Fabrizio Bonino, segretario nazionale per l’Umbria, racconta: “Ieri sera, verso le 22, al Reparto Penale della Sezione 2° del carcere tre detenuti (un tunisino, un cubano e un francese) hanno incendiato un materasso e lenzuola. Quando l’Assistente capo di Polizia Penitenziaria di servizio se n’è accorto, si è recato sul posto e mentre ritornava al box per dare l’allarme con violenza è stato preso da dietro e scaraventato a terra”.

“Nella caduta – viene sottolineato – ha avuto la lucidità e la prontezza di lanciare le chiavi delle celle verso il box dove il preposto le ha prese e immediatamente ha chiuso il box dando l’allarme”. A quel punto però l’agente “è stato preso dai detenuti e portato in fondo alla Sezione, con una lametta alla gola“.

Il Sappe precisa che c’è voluta una “trattativa di circa due ore a cui hanno presenziato anche direttore e comandante” per “liberare il poliziotto penitenziario sequestrato, che è stato poi portato in ospedale e dal quale è uscito successivamente con una prognosi di 15 giorni per trauma cranico“. Alla base del sequestro la richiesta, da parte dei detenuti, di lasciare il carcere di Perugia.

Il Sappe al Ministero della Giustizia

In una nota il Sappe si rivolge al Ministero della Giustizia per sottolineare che “il sequestro di un poliziotto penitenziario deve essere considerato in assoluto come uno dei più gravi episodi che possano accadere all’interno di un carcere e deve essere interpretato come un segnale inequivocabile di destabilizzazione dell’intero sistema penitenziario“.

“La risposta dell’amministrazione, e quindi dello Stato, deve essere forte, immediata e inflessibile: – viene chiarito – i tre detenuti devono essere immediatamente trasferiti e sottoposti al regime 14 bis dell’ordinamento penitenziario e contestualmente processati per il reato di sequestro di persona per essere condannati con tutte le aggravanti relative alle minacce di morte, e quindi con il massimo della pena”.