Pescatori Libia, comandante Marrone: "Noi in gabbia, trattati da terroristi"

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di Elvira Terranova

"Abbiamo cambiato quattro prigioni. Ce la siamo vista brutta. Abbiamo avuto paura" e "ci tenevano in gabbia". Sono le prime parole di Pietro Marrone, comandante del peschereccio Medinea in viaggio per Mazara del Vallo dopo la liberazione dei 18 pescatori sequestrati per oltre 100 giorni in Libia. A parlare con Marrone, da un peschereccio ormeggiato al porto di Mazara, è l’armatore Marco Marrone.

"In alcuni momenti abbiamo temuto per la nostra vita", ha spiegato ancora Marrone, che accusa: "Ci hanno trattati da terroristi", rinchiusi in "una prigione sottoterra" dove "ci passavano il cibo al buio e non sapevamo cosa fosse". "Non abbiamo avuto nessun processo", spiega, mentre aggiunge che i pescherecci arriveranno domenica in Italia.

"PENSAVAMO DI NON FARCELA" - L’appuntamento è alle 7.30 a bordo del peschereccio Aristeus ormeggiato al porto di Mazara del Vallo. L’armatore del ‘Medinea’ dopo un iniziale problema tecnico riesce finalmente a contattare via radio il suo comandante, che si trova a 440 miglia da qui. Il peschereccio, insieme all’Antartide, è da questa notte in viaggio per Mazara. L’arrivo è previsto intorno a domenica pomeriggio. La voce del comandante non sembra provata. Ma il racconto fa venire i brividi. "Pensavamo di non farcela - racconta all’armatore che ascolta in silenzio- sono stati tre mesi pesantissimi. Ci hanno fatto cambiare quattro prigioni. E una di queste su trova sottoterra al buio. Ci passavano il cibo al buio da una grata e non sapevamo nemmeno cosa fosse". A tratti la voce si incrina.

Quando l’armatore Marco Marrone - ma i due non sono parenti - gli dice che la mamma del comandante, Rosetta Ingargiola, ha lottato coma una leonessa, a 74 anni non ha mai mollato, Pietro si emoziona, ma subito si riprende e continua il suo racconto all’armatore: "Ci hanno trattato da terroristi - dice - mancavano solo le botte per il resto ci hanno umiliato, abbiamo subito violenza psicologica". E ricorda che "non c’è stato nessun processo". "Ci tenevano in una gabbia - racconta - dopo averci divisi". Sì perché i tunisini e gli italiani sono stati messi in origini diverse. "Ci siamo potuti riabbracciare solo dopo 70 giorni - dice - e stato un momento emozionante". Poi si lascia sfuggire: "Cugi’ (rivolgendosi all’armatore ndr), ce la siamo fatta addosso per lo spavento..."

Ieri sera, finalmente, il primo pasto decente. "Solo dopo averci detto che sarebbe arrivato il Presidente del consiglio Giuseppe Conte ci hanno dato del cibo commestibile - racconta- prima non sapevamo cosa mangiavamo. Terribile". E poi racconta che non avevamo neppure il cambio dell’intimo. "Indossavamo sempre le stesse cose - dice - è stato davvero difficile - non vedo l’ora di tornare a casa". E per domenica è previsto un brindisi. Marrone ringrazia l’armatore ma Marco Marrone gli risponde: "Siamo noi a dovere ringraziare tutti voi che avete dimostrato di avere le pa...". Dopo mezz’ora di telefonata L’armatore chiude la comunicazione. E’ molto provato. "Aspettavo questo momento da tre mesi - dice Marco Marrone All’Adnkronos- sono felice di avere finalmente parlato con il mio comandante". Intanto il viaggio per verso Mazara dei due pescherecci prosegue.