Pescatori in ostaggio: il Premier starebbe andando in territorio libico

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Libia, i pescatori sequestrati saranno processati
Libia, i pescatori sequestrati saranno processati

Dopo un lungo confronto con i Servizi, il Premier Conte sta partendo per la Libia insieme al ministro degli Esteri Di Maio allo scopo di liberare i pescatori di Mazara del Vallo sequestrati all’inizio di settembre 2020. Sarebbe questa la ragione del rinvio alle 19 dell’incontro con la delegazione di Italia Viva nell’ambito della verifica di governo.

Sindaco Mazara: “Siamo davvero felici”

Dopo 108 giorni il primo cittadino mazarese Salvatore Quinci ha fatto sapere che “ci arrivano telefonate che confermano l’imminente liberazione. Siamo davvero felici“. Non appena i familiari dei pescatori hanno appreso la notizia, si sono radunati davanti al Comune. Uno di essi si è così espresso: “Finalmente potremo riabbracciarli. Adesso aspettiamo di sentirli presto, ancora non ci hanno chiamato ma presto lo faranno. Quando torneranno faremo una grande festa“.

Salvini: “Fate pure con comodo”

Nel condividere la notizia della partenza di Conte e Di Maio per la Libia, il leader della Lega ha così commentato: “Oggi sono 108 giorni dal sequestro, con comodo..“. Si tratta dell’ennesima accusa di lentezza al governo che aveva già avuto modo di criticare su questa vicenda.

Pescatori sequestrati: Conte in Libia

Dopo oltre tre mesi di sequestro sono finalmente giunte le ore decisive per i 18 ostaggi. I rappresentanti del governo italiano sono infatti in volo per Bengasi per chiederne la liberazione e riportarli in territorio nazionale. La trattativa, dopo un lungo confronto con i Servizi Segreti, dovrebbe concludersi nel migliore dei modi.

I primi segnali che qualcosa, con il dovuto silenzio che necessitano casi delicati come questo, si stesse muovendo era arrivato nei giorni precedenti quando davanti ai due pescherecci sequestrati Antartide e Medinea fermi nel porto libico erano sparite le guardie armate che da settimane li sorvegliavano. Non si erano mossi invece i militari che presidiano l’edificio dove si trovano i pescatori.

Per loro e per le famiglie, che più volte hanno chiesto a gran voce l’intervento del governo arrivando ad incatenarsi davanti a Montecitorio, potrebbe quindi essere la fine di un incubo. L’intero equipaggio composto da 8 italiani, 6 tunisini, 2 indonesiani e 2 senegalesi era stato bloccato in mare dalle motovedette libiche con l’accusa di essere in acque nazionali e non internazionali. Un pretesto che era in realtà servito ad Haftar per avere un elemento di scambio in trattativa politica con l’Italia.