Peschereccio salva 50 migranti: le parole della famiglia Giarratano

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Il giorno successivo l’eroica impresa del peschereccio Accursio Giarratano, che venerdì 26 luglio ha salvato 50 migranti alla deriva nel Mar Mediterraneo, i giornali riportano le parole della famiglia di pescatori. A raccontare la drammatica esperienza sono infatti Gaspare e Carlo Giarratano, rispettivamente padre e figlio, che quella sera hanno coordinato le operazioni di salvataggio al largo delle coste maltesi.

Peschereccio salva migranti

Gaspare Giarratano è il primo a parlare della vicenda, intervistato dai microfoni del quotidiano La Repubblica. L’armatore 63enne di Scacca ha infatti dichiarato: “Mi chiedo se uno solo dei nostri politici abbia mia sentito nel buio della notte, nell’enormità del mare, levarsi delle grida d’aiuto disperate. Nessun uomo di mare sarebbe mai tornato a casa senza essere certo di aver salvato quelle vite”.

Il signor Giarratano racconta di come l’aver perso un figlio lo abbia portato a non lasciare inascoltato nessun grido d’aiuto di qualcuno in difficoltà. Il peschereccio porta infatti il nome di Accursio Giarratano, figlio di Gaspare morto per una cardiopatia a soli 14 anni: “Conosciamo una sola legge, quella del mare, e non lasceremmo mai nessuno alla deriva. Lo facciamo perché siamo uomini. E noi in particolare, nel nome di mio figlio Accursio che ora ci benedice da lassù. Perdere un figlio ti cambia la vita, e io non lascerei mai inascoltato il grido di aiuto di una sola vita umana da salvare”.

L’ipotesi di probabili sanzioni per aver salvato dei migranti non spaventa però Gaspare Giarratano, che commenta: “Possono fare tutti i decreti sicurezza che vogliono, mettere tutte le multe possibili e immaginabili, sequestrarci la barca. Noi non siamo ricchi, siamo dignitosamente pescatori. E sottolineo dignitosamente”.

Le parole di Carlo Giarratano

Ai giornalisti del Corriere della Sera parla invece l’altro figlio di Gaspare, il 36enne Carlo Giarratano, che il 26 luglio si trovava a bordo del peschereccio mentre suo padre coordinava il salvataggio da terra. Ai giornalisti, Carlo racconta: “Un marinaio del mio equipaggio ha sentito gridare, ci siamo avvicinati e li abbiamo aiutati. Per prima cosa ci hanno chiesto qualcosa per buttare l’acqua fuori, abbiamo passato loro un secchio, e abbiamo dato acqua e fette biscottate”.

Giarratana figlio parla poi di come Malta non abbia risposto all’Sos lanciato dal peschereccio, costringendo la nave Gregoretti della Guardia Costiera italiana a venire in soccorso: “Abbiamo subito avvisato il comando generale della Capitaneria di porto di Roma e siamo stati in contatto con loro fino alle 21.30 quando è venuta una motovedetta della Guardia costiera a prendere in carico i migranti”.

Una volta giunto al porto di Sciacca, Carlo Giarratano ha potuto riabbracciare la moglie e il figlio di 9 anni, che gli ha detto di essere orgoglioso di lui. Parlando di ciò che ha imparato da quella giornata, Giarratano risponde: “I migranti ci hanno salutato portandosi la mano sul cuore. La soddisfazione principale è questa, che qualcuno ti porterà nel cuore”.