Pessi: "salario minimo? meglio estendere 'erga omnes' contrattazione collettiva..."

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"Salario minimo per legge? Da un lato strumento idoneo per una copertura al 100% del mondo del lavoro, dall'altro però rischia di ridurre spazio, dimensione e impatto della contrattazione collettiva". Lo ha detto all'AdnKronos il giuslavorista Roberto Pessi, sottolineando che "la soluzione migliore per risolvere il problema sia quella di arrivare all'efficacia erga omnes dei contratti collettivi".

Una strada che, secondo il professore di diritto del Lavoro della Luiss, è tutt'altro che impraticabile, ma non seguendo il sentiero dell'attuazione dell'art.39 della Costituzione che prevede l'estensione 'erga omnes' dei contratti collettivi stipulati da una rappresentanza unitaria di sindacati regolarmente registrati. "Se tentiamo di attuarlo si profilano tutta una serie di problematiche tecniche complesse. Dalla registrazione dei sindacati alla rappresentanza unitaria passando per la verifica dello statuto democratico, si aprono una serie di temi storicamente divisivi e tecnicamente difficili da risolvere", ha infatti affermato Pessi.

Meglio puntare allora nella prospettiva del giuslavorista su una legge costituzionale che abolisca il II, III e IV comma dell'art.39 e recepire poi il contenuto dei contratti collettivi con decreto legislativo, estendone l'applicazione a tutti i lavoratori. "Si può seguire il modello della legge 741 del 1959, che, da un lato, ha il pregio di lasciare alla contrattazione collettiva tutta l'autonomia di gestire il negoziato, dall'altro, ha il vantaggio di estendere a tutti i lavoratori la propria efficacia attraverso i decreti di recepimento con un contratto collettivo che nasce in sostanza di diritto comune ma che il legislatore trasforma in 'erga omnes'", ha affermato Pessi.

Una soluzione che, secondo il docente Luiss, non solo è fattibile in un clima di unità nazionale come questo, ma consentirebbe anche di non avere problemi con la Ue sul rispetto della direttiva sul salario minimo. "La direttiva sarebbe applicata alla perfezione, perché potremmo dire che il salario minimo è quello dei contratti collettivi recepiti in legge", ha infatti detto il professore che ha anche sottolineato l'esigenza di un salario minimo per una considerevole platea di lavoratrici e lavoratori rimasti fuori dall'ambito di applicazione della contrattazione collettiva. "Ci sono tutti una serie di settori dove la contrattazione collettiva varia dal 50% all'80%, con una serie di lavoratori che rimangono scoperti e sui quali bisogna intervenire".

Secondo Pessi la legge costituzionale di modifica dell'art.39 della Costituzione finirebbe per risolvere definitivamente il problema del salario minimo nel nostro ordinamento. "Il salario minimo per il nostro ordinamento è sempre stato un problema, nel senso che lo stesso impianto costituzionale aveva immaginato che l'equa retribuzione dell'art.36 della Costituzione fosse affidata alla contrattazione collettiva e non casualmente il modello costituzionale prevedeva la registrazione dei sindacati e l'efficacia erga omnes dei contratti collettivi come previsto dall'art.39. Un intervento sul comma II, III e IV di quell'articolo consentirebbe di superare questa problematica", ha concluso Pessi.

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