Petraeus: "Come a Dunkerque, bisogna salvare chi ha combattuto con noi"

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KANDAHAR, AFGHANISTAN - JULY 4: In this handout photo provided by ISAF Regional Command (South), U.S. Army Gen. David H. Petraeus, commanding general of the NATO International Security Assistance Force (ISAF) and U.S. Forces Afghanistan (USFOR-A), delivers remarks before he administers the oath of re-affirmation and re-enlistment to 235 U.S. service members during a ceremony called
KANDAHAR, AFGHANISTAN - JULY 4: In this handout photo provided by ISAF Regional Command (South), U.S. Army Gen. David H. Petraeus, commanding general of the NATO International Security Assistance Force (ISAF) and U.S. Forces Afghanistan (USFOR-A), delivers remarks before he administers the oath of re-affirmation and re-enlistment to 235 U.S. service members during a ceremony called

“Per l’America questo è un momento come Dunkerque ed è giusto citare Saigon, ma io faccio un paragone con Dunkerque per trasmettere l’urgenza che dobbiamo sentire a Kabul e nei confronti delle persone che abbiamo, finora, abbandonato”. Parla così al Corriere della Sera il generale David H. Petraeus, che ha comandato le forze americane in Afghanistan, e prima ancora in Iraq, e ha diretto la Cia. Sulla situazione in Afghanistan ora dice: “Abbiamo un obbligo morale nei confronti di coloro che hanno condiviso i rischi e le difficoltà con noi. E dobbiamo essere all’altezza di questo momento”.

Secondo Petraeus, Joe Biden “dovrebbe porre fine a questo contenzioso sul passato, smetterla di attribuire colpe e difendere la saggezza della sua decisione”. “È un momento urgente e dovrebbe fare tutto ciò che è umanamente possibile, impiegando le nostre forze speciali e i nostri leader più capaci per assistere coloro che ci hanno appoggiato, che hanno servito in guerra con noi e che adesso si trovano sulla lista degli obiettivi talebani da assassinare. I normali requisiti burocratici dovrebbero essere sospesi - afferma - Tutte le risorse militari e diplomatiche necessarie dovrebbero essere impiegate e rafforzate per prendere decisioni sul terreno, anziché gestirle nei minimi dettagli da Washington”.

Il generale Petraeus è convinto che “ci fossero alternative sostenibili in termini di vite e di soldi, e che, almeno, avrebbero potuto evitare questa terribile situazione”. Si legge sul Corriere della Sera:

“La situazione è ovviamente straziante, disastrosa e tragica. C’è abbastanza colpa per tutti. Certamente, i negoziati della precedente amministrazione e il forte desiderio di andarsene non sono stati né saggi né utili. Ma alla fine dei conti, penso che la decisione di ritirarsi, poi l’effettivo ritiro (molti pensavano che avremmo esitato all’ultimo minuto) e poi la rimozione dei contractor (meccanici, tecnici ndr) che consentivano alla cruciale Aeronautica Militare Afghana di effettuare i voli abbiano inflitto psicologicamente un duro colpo alle forze afghane, ai leader locali e agli altri: si sono resi conto che nessuno sarebbe venuto a salvarli se avessero continuato a combattere contro i talebani”

Ora, però, il generale insiste sulla necessità di “assicurare che al-Qaeda e lo Stato Islamico non siano in grado di stabilire rifugi sicuri in Afghanistan”. “E questo - conclude - sarà assai più complicato e costoso senza basi in Afghanistan o nella regione”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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