Petrocelli resiste, grupi pronti a dimissioni in massa per sciogliere commissione Esteri

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Roma, 3 mag. (askanews) - I componenti della commissione Esteri di palazzo Madama hanno inviato una lettera collettiva alla presidente del Senato Elisabetta Casellati per esternare il loro disagio e l'impossibilità di proseguire i lavori a fronte delle posizioni assunte dal presidente della commissione, Vito Petrocelli (M5S in via di espulsione) contro il Governo e contro il supporto anche armato all'Ucraina. È stata la stessa presidente Casellati a informare i capigruppo dell'evolversi della situazione.

Una mossa annunciata da tempo e a lungo rinviata: si tratta di un atto politico che prelude a dimissioni di massa dei senatori dalla commissione. La Giunta per il Regolamento di palazzo Madama sta discutendo le conseguenze di questo possibile passaggio ulteriore, ma nella riunione odierna non ha assunto una delibera formale. Nel momento in cui le dimissioni in massa dovessero prodursi, e i presidenti dei gruppi parlamentari confermassero la loro intenzione di non reintegrare i membri della commissione, la Giunta potrebbe assumere una decisione sulla base della impossibilità di garantire il buon funzionamento dell'istituzione, "che è principio fondamentale", dicono fonti di maggioranza. A quel punto per la Giunta sarà possibile invocare l'intervento della presidente Casellati che potrebbe sciogliere la commissione.

La presidente dei senatori del M5S, Mariolina Castellone, ha chiarito, in occasione della riunione con Casellati e gli altri capigruppo, che il regolamento non prevede la sostituzione di un presidente da parte del suo gruppo, e che il M5S non è disponibile a una forzatura del genere. Si è quindi discusso dei precedenti. Sarà la Giunta a dire se sono applicabili o no a questo caso. Ma lo farà, precisano a palazzo Madama, solo dopo la formalizzazione delle dimissioni di massa che restano quindi un atto politico le cui conseguenze formali non sono automatiche. Le forze che maggiormente premono per l'estromissione di Petrocelli puntano l'attenzione sul caso del senatore Riccardo Villari: presidente fra il 2008 e il 2009 della commissione di Vigilanza Rai, non una commissione permanente ma una bicamerale, la cui presidenza era tradizionalmente appannaggio dell'opposizione: lui ne faceva parte ma fu eletto dalla maggioranza di centrodestra e quindi espulso dal Pd ma non si dimise dalla presidenza. Arrivarono le dimissioni collettive e i presidenti delle Camere sciolsero la commissione per reinsediarla.

Stamattina, raccontano a palazzo Madama, c'è stato un momento molto teso nella seduta della commissione Esteri quando Laura Garavini di Italia viva ha criticato le dichiarazioni di Petrocelli sulla sua intenzione di scrivere ai suoi omologhi in Ucraina, Turchia e Russia, facendogli notare che è stato sfiduciato sia dal suo partito che dai componenti della commissione. Critiche e richieste di dimissioni arrivano da più parti all'indirizzo del discusso presidente della commissione Esteri. Per Andrea Marcucci del Pd "non si è mai visto un presidente di commissione così legato alla sua poltrona". A giudizio di Isabella Rauti di Fratelli d'Italia Petrocelli, "rifiutando di dimettersi, come il buon senso vorrebbe, abusa della sua posizione e non svolge quel ruolo di garanzia e di terzietß che ogni presidente di Commissione deve assicurare. La questione è evidentemente politica e al di là delle gravi resistenze di Petrocelli alle dimissioni c'è l'ambiguità del M5S che non si assume fino in fondo le sue responsabilità, continuando a giocare sull'equivoco".

Ma Petrocelli tiene duro: "Non mi dimetto - scrive in un tweet - perchè sento di rappresentare la Costituzione, la volontà degli italiani che non hanno più partiti che la rappresentino in Parlamento. Onorerò gli impegni per la pace e il dialogo internazionale che ho preso con gli elettori nel 2018".

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