Pg Torino: nessuna parte del Piemonte è indenne a 'Ndrangheta

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Torino, 5 nov. (askanews) - Duro colpo agli esponenti dei clan Assisi e Agresta nel torinese. Da Volpiano e San Giusto Canavese, ma anche da Torino, esponenti di primo piano dell'ndrangheta muovevano i fili del narcotraffico tra il Sud America, la Spagna e i porti del Nord Europa. Il torinese si stava trasformando in un hub internazionale del narcotraffico e persino alcuni esponenti del clan mafioso catanese Ferlito si spostavano dalla Sicilia al capoluogo piemontese per contrattare partite di droga. E' quanto è emerso dall'inchiesta Cerbero, in cui sono stati sviluppati diversi filoni di inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Torino, che per la prima volta ha messo a punto un nuovo approccio, facendo collaborare più forze di polizia nella lotto alla criminalità organizzata.

Il processo Minotauro, le rivelazioni del collaboratore di giustizia Domenico Agresta, gli arresti di luglio in Brasile dei due latitanti Nicola Assisi e del figlio Patrick: sono tutte tessere di un mosaico che hanno visto un punto di arrivo in quest'ultima indagine, che "segna uno step molto importante", ha detto il procuratore generale di Torino, Enrico Saluzzo.

Queste indagini mostrano "come nessuna parte del Piemonte è rimasta indenne l'infiltrazione della 'Ndrangheta. Non c'è una zona franca".

Tra gli accusati di favoreggiamento c'è anche un noto penalista torinese, Pierfrancesco Bertolino. Il gip Luca Fidelio ha disposto il divieto temporaneo di sei mesi dell'esercito dell'attivita', perché stando all'accusa l'avvocato avrebbe rivelato ai suoi clienti che in luoghi abitualmente frequentati da loro erano state installate delle cimici.