Più che la quarta serata di Sanremo 2019 sembra un musical

Sanremo 2019, quarta serata

Non ci aveva avvisato nessuno. La presenza di Riccardo Cocciante nelle serate precedenti deve essere stata profetica perché la notte dei duetti è un musical in piano sequenza. D’altronde siamo in teatro. Ma quali duetti? Sul palco ci sono una dozzina di persone (vedi Renga con l’etoile) per ogni esibizione. Ballano anche i direttori d’orchestra (vedi l’esecuzione di “Soldi”). All’esordio della quarta serata di Sanremo sembra di essere in un cartone animato, rigorosamente giapponese, di quelli iconici: è un episodio di Pollon combina guai ma i protagonisti sono Shade, Federica Carta e Cristina D’Avena. E scusa ma sembra talco ma non è, senza farlo apposta.

Lo show di Sanremo

Il pezzo di Motta e Nada è un diesel. Calano le luci poi si inizia e i due sembrano asincroni: poi parte il drop, e tutto torna. Irama e Noemi sono poetici, l’estensione vocale della rossa ex X Factor porta il messaggio della ragazza con il cuore di latta al di là dello schermo. Il ritorno di Luciano Ligabue in tv sembra una marcia trionfale: è il sovrano del teatro. Non a caso duetta con il padrone di casa.

Nonostante l’incessante ritmo della trasmissione scandito dalle performance musicali il tempo si ferma, e lo fa solo per la ragazza del Piper: Briga e Giovanni Caccamo sembrano gli angeli custodi di Patty Pravo. Quando sul palco salgono i Negrita sembra che Enrico Ruggeri sia stato sempre parte della band: poi quel trombettista di Roy Paci è il vero valore aggiunto alla canzone. L’Ariston prende il volo con il violino di Alessandro Quarta: ma poi, come è possibile che il doppiatore di Mickey Mouse sia riuscito a sconvolgere il festival con la sua bravura? Impossibile non crederci.

Siamo in tv?

Quando è il turno di Arisa, Tony Hadley e i Kataklò sembra di essere in una puntata di Seven Heaven, meno educativa e più menefreghista. Anche a Mahmood pare non sia importato tanto dell’outfit giusto: eccolo il Morocco Pop che ci piace, coi pantaloni in stile total black e le spalle coperte da Gue Pequeno. Soldi è un hit, non ci stancheremo mai di scriverlo. Ghemon, Diodato e Calibro35 riportano il soul in paradiso: se fossi donna sarei orgogliosa dell’esistenza di questo testo. Rose Viola parte 2, finalmente sboccia qualcosa sul palco della città dei fiori. E poi Anastasio diventa il figlio di Bisio, il tempo si ferma ancora per poi riprendere. Rinascere nelle rime di un testo difficile, ma necessario.

Spettacolo, poesia e recitazione

Tutto diventa spettacolo, recita, perfomance. Nek e Neri Marcorè, due voci nella stessa coscienza: grinta e poesia. Con i Boomdabash e Rocco Hunt siamo in vacanza in salento. The Zen Circus e Brunori Sas portano l’anima indie pure al pubblico dell’Ariston, e non dispiace neanche. Paola Turci e Beppe Fiorello sono i due protagonisti di una soap Rai, quelle piene di dolore ma dal lieto fine. Anna Tatangelo e Syria cercano di ricreare quei tandem americani di superstar, due mamme piene di grinta. Gli Ex Otago e Jack Savoretti conquistano i cuori dei telespettatori (nel senso che sembra che le facce di tutti siano ricoperte dall’emoji “amore” di Instagram). Poi viene il tempo di commuoversi, perchè Nonno Hollywood di Enrico Nigiotti e Paolo Jannacci diventa un’opera d’arte nella sand art di Massimo Ottoni. Ultimo con Moro, la stessa persona, la stessa cosa, forse i vincitori. C’è anche il #teamTalent, per un attimo chiunque ha pensato di aver sbagliato canale mentre si esibivano Einar, Sergio Silvestre e Biondo. Livio Cori e Nino D’Angelo, nonostante i Sottotono non suonano “nuovi”.

Che fine ha fatto il rock? Eccolo li, nell’anima di Loredana Bertè e Irene Grandi, nei microfoni di Manuel Agnelli e Daniele Silvestri, nella contaminazione rap di Rancore, nella Roll Royce che sfreccia verso LA con a bordo Morgan, Achille Lauro e Boss Doms. Musica al sapore di Jack Daniels, invecchiato.