Più che un nuovo partito cattolico, Francesco vorrebbe un poliedro

L'identitarismo non può convivere con il Vangelo. Al pari del proselitismo è una visione incompatibile con la fede. La visione cristiana “deve uscire da un'idea di incomprensione. Ad esempio, è chiaro che l'Europa ha delle radici cristiane ma gli atteggiamenti di rivendicazione a volte ci indeboliscono”.

Una denuncia coraggiosa quella fatta dal cardinale Matteo Maria Zuppi al teatro Piccolo Eliseo di Roma. A distanza di pochi giorni da un intervento di segno diverso (se non opposto) fatto da un altro cardinale italiano, lo storico presidente della Cei Camillo Ruini, che è sembrato voler tendere invece le mani verso il leader della destra Matteo Salvini, che pur vivendo in modo del tutto personale la propria fede cristiana, pubblicamente la sbandiera, agitando il Vangelo e baciando il rosario durante i suoi comizi.

Ovvero rivendica l'identità cattolica come un elemento da brandire per distinguersi in politica. "Il gesto - sottolinea Ruini - può certamente apparire strumentale e urtare la nostra sensibilità Non sarei sicuro però che sia soltanto una strumentalizzazione. Può essere anche una reazione al 'politicamente corretto', e una maniera, pur poco felice, di affermare il ruolo della fede nello spazio pubblico".

 

Ruini boccia l'ipotesi del partito cattolico

"Ha l'impressione che i cattolici nella politica italiana non contino molto?", viene  chiesto a Ruini. "Sì, oggi è così. E non per caso. Ma spero che non si tratti di una situazione irreversibile", risponde  il cardinale. Cosa dovrebbero fare oggi i cattolici per far sentire la propria voce? Con il proporzionale non potrebbero fondare un loro partito? "Domanda difficile. Non è questo il tempo per dar vita a un partito dei cattolici.

Mancano i presupposti: per il pluralismo molto accentuato all'interno della Chiesa stessa, e per la sua giusta ritrosia a coinvolgersi nella politica. I cattolici possono però operare all'interno di quelle forze che si dimostrino permeabili alle loro istanze. È una strada oggi più faticosa di ieri, perché la scristianizzazione sta avanzando anche in Italia; ma non mi sembra una strada impossibile".

Ma le perplessità espresse da Ruini sull'ipotesi di un nuovo partito cattolico non scoraggiano il professor Stefano Zamagni, presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, promotore con altri laici di un manifesto programmatico per la costruzione di una forza politica “d'ispirazione cristiana". "Quindi non si tratta di un progetto anti-Salvini?", gli è stato domandato. "Assolutamente no. Noi aborriamo la cosiddetta negative politics. Cioè un'idea di politica che si basa sugli errori degli altri". "È il momento di passare a una positive politics. Difendi una tua identità, presenti obiettivi concreti da raggiungere e il cittadino sceglie da che parte stare.
Se vedrà la luce, un progetto del genere può aspirare al 25-26%", afferma sicuro l'economista.  
 



L'esperienza del Popolo della Famiglia che piace ai vescovi ma non decolla ancora nelle urne

In realtà, come fanno notare alcuni vescovi, in Italia un partito d'ispirazione cristiana assolutamente fedele alla dottrina della Chiesa già esiste, ed è il Popolo della Famiglia. "Noi sosteniamo - dice il coordinatore nazionale per l'Alta Italia, Mirko De Carli - un Piano nazionale per la famiglia forte, incisivo, con diverse misure a sostegno della maternità, della natalità” e di quei nuclei che non arrivano alla fine del mese.

C'è bisogno al contempo di un aiuto “all'impresa familiare, che è l'ossatura portante dell'economia italiana, attraverso la graduale diminuzione della pressione fiscale, a partire dalla cancellazione dell'imposta più odiosa che abbiamo in Italia che è l'Irap”. Con Salvini De Carli e i militanti del Pdf condividono la lotta al Gender ma non le espressioni che sconfinano nell'intolleranza verso i migranti e i gay. E apprezzano il modello lombardo di Formigoni, ad esempio nella sanità, piuttosto che i progetti autonomistici della Lega.

Nella visione della Chiesa di Papa Francesco, in realtà c'è posto sia per il futuribile partito cattolico di Zamagni che per il Popolo della Famiglia che nelle urne ancora non riesce a emergere. Questo perchè, come ha spiegato con due discorsi complementari proprio in questi giorni non deve esserci una risposta unica e totalizzante, il Vangelo non è dialettico, non fa emergere sintesi di posizioni ma piuttosto fa convivere i diversi, è il tema dell'"et et". A lungo l'apologetica è stata intesa come una disputa con gli avversari della fede, invece Gesù non cercava una vittoria.  "Il mondo moderno è avvelenato da xenofobia e sovranismo", denuncia Papa Francesco in occasione del convegno internazionale del Segretariato per la Giustizia Sociale e l'Ecologia della Compagnia di Gesù.

“Abbondano le espressioni di xenofobia e la ricerca egoistica dell'interesse nazionale; la disuguaglianza tra paesi e al loro interno uno stato di cose che cresce senza trovare rimedio”, fotografa con severità il Pontefice. Al posto dei muri “occorre costruire ponti” per dare una risposta al “nostro mondo spezzato e diviso” dove invece vanno create le condizioni per realizzare “l'incontro umano” con “il fratello” la cui presenza “richiede la nostra cura e solidarieta'” di fronte ai bisogni. Poiché i mali sociali spesso si radicano nelle strutture di una società con un potenziale di dissoluzione e morte, serve un lento lavoro di trasformazione delle strutture, attraverso la partecipazione al dialogo pubblico, là dove si prendono decisioni che incidono sulla vita degli ultimi".

Per Papa Bergoglio serve l'impegno creativo di servizi sociali in una moltitudine di campi, che gesuiti di ieri e di oggi hanno portato e portano avanti e che ha sempre bisogno di rinnovamento in una società dai cambiamenti veloci. Impegnandosi anche con decisione ad aiutare la Chiesa “nel discernimento che anche oggi dobbiamo fare sui nostri apostolati”. E, infine, a continuare a collaborare in rete con altre organizzazioni ecclesiali e civili al servizio dei più svantaggiati in un modo sempre più globalizzato. Si tratta di una globalizzazione, osserva il Papa, “sferica” che annulla le identità culturali, religiose e personali mentre una vera globalizzazione dovrebbe essere poliedrica: unirci ma conservando ciascuno la sua peculiarità".

 

Il poliedro di Papa Francesco


"Costruire ponti con chi non crede o ha un credo diverso dal nostro, “sempre la mano tesa”, ha raccomandato Papa Francesco nella catechesi all'udienza generale di mercoledì 6 novembre in piazza San Pietro. Si tratta, ha riconosciuto il Pontefice di una grazia da invocare dal Signore. “Chiediamogli la capacità di inculturare con delicatezza il messaggio della fede, ponendo su quanti sono nell'ignoranza di Cristo uno sguardo contemplativo, mosso da un amore che scaldi anche i cuori più induriti”

“Chiediamo allo Spirito Santo di insegnarci a costruire ponti con la cultura, con chi non crede o con chi ha un credo diverso dal nostro. Sempre la mano tesa, niente aggressione", ha spiegato Bergoglio che nelle scorse settimane ha voluto l'intera Chiesa cattolica impegnata nel Sinodo per l'Amazzonia che ha posto al centro della riflessione il futuro dell'intera umanità messo a rischio dall'aggressione capitalistica a quella foresta, ed anche l'esperienza di quella Chiesa umile e poverissima come possibile modello per il futuro del cristianesimo in temi come i ministeri femminili e i i sacerdoti sposati.


"Chiediamogli la capacità di inculturare con delicatezza il messaggio della fede, ponendo su quanti sono nell'ignoranza di Cristo uno sguardo contemplativo, mosso da un amore che scaldi anche i cuori più induriti”. “L'apostolato sociale è per risolvere problemi?”, si chiede Francesco. “Sì, ma soprattutto per promuovere processi e incoraggiare speranze. Processi che aiutino a far crescere le persone e le comunità, che le portino a essere consapevoli dei loro diritti, a dispiegare le loro capacità e a creare il proprio futuro. La strada è, quindi, quella di seminare la speranza cristiana per aprire il futuro, generando alternative”. “Frequentare il futuro”, questo l'appello del Papa ai suoi confratelli, come è detto in un'espressione di uso attuale.    

Ed ecco allora che l'interprete della visione di Bergoglio per il nostro paese si conferma il neo cardinale Zuppi che rispondendo a una provocazione di Corrado Augias su che fine abbia fatto la dottrina nella Chiesa, ha detto: “Io sono contento della ‘scomunica' di Augias, una volta al catechismo si diceva, torniamo a dottrina. Papa Francesco ci invita non a cambiare la dottrina solo che il dualismo è facile, ma il Papa dice, la dottrina è quella, ma prima ascolta poi parla. Questo lo capiamo se ad esempio pensiamo alla dottrina sessuale. Quand'è che tu la capisci? La capisci quando vivi una situazione. Puoi fare l''opzione Benedetto' (che non si riferisce al Papa Emerito ma ad una visione tradizionalista che impropriamente lo utilizza, ndr), che ti chiudi in un monastero e spari contro il mondo, oppure viverlo il mondo”.

“La Chiesa Cattolica è in crisi – osserva anche – Sì, lo è ma non è l'unica e non solo in Europa. Il problema dell'identità ce lo abbiamo tutti, la Chiesa deve ripartire da questo”. “Se noi pensiamo che il ripristino del cristianesimo darà qualche percentuale in più, non è così”, conclude allora l'arcivescovo di Bologna, intervenendo alla presentazione del libro “La scommessa cattolica”, di Chiara Giaccardi e Mauro Magatti. Nel libro, i due sociologi dell'Università Cattolica si interrogano se c'è ancora un nesso tra il destino delle nostre società e le vicende del cristianesimo.