Più cremazioni che sepolture. Ma ecco cosa fare con le ceneri

Agf

AGI - In Francia il 40% dei defunti viene cremato, ma poi la maggior parte delle persone non sa cosa fare dell'urna per mancanza di conoscenza della legge.

Così sulla dispersione delle ceneri fioriscono storie e leggende con un'ampia galleria di addii e di rituali che hanno dell'incredibile, scrive il parigino Le Monde. Tant'è che quando “qualcuno muore, segue un rito immutabile ne tempo: il defunto viene deposto nella bara e ci ritroviamo tutti al cimitero. Piangiamo e ci salutiamo”, scrive il quotidiano.

È così dalla notte dei tempi, ma poiché la scelta della cremazione sta prendendo piede rispetto alla sepoltura, le regole sono cambiate: “Scegliamo una bara che andrà presto in fumo, una scatola per contenere il tutto, andiamo al crematorio dove c'è un forno”. Ma poi resta l'enigma: “Cosa fare con questa manciata di materiale inerte?”

Rileva Le Monde che trent'anni fa, nel 1992, questo interrogativo in realtà non si poneva perché “le cremazioni rappresentavano appena l'1% dei decessi” mentre oggi, nelle aree urbane densamente popolate, “la cifra s'aggira intorno al 50%”. Tant'è che nel solo 2020, in Francia, “il 40% dei decessi ha dato luogo al rito della cremazione”, come sottolinea il senatore socialista di Loiret Jean-Pierre Sueur, autore della legge del 2008 che regola la materia.

Secondo la quale “le ceneri possono essere sparse sia in un cimitero nello spazio dedicato, sia in mare, in un bosco, in campagna... purché in mezzo alla natura", spiega. Cosa significhi esattamente "all'aperto" non è ad ogni modo chiaramente codificato, ma “deve essere al di fuori di qualsiasi luogo il pubblico", riassume Frédérique Plaisant, presidente della Federazione francese della cremazione. “Fuori dai sentieri costieri”, dunque.

Il punto è che le persone mancano di informazioni certe e al momento in cui si trovano con l'urna tra le mani si pongono un sacco di domande: le ceneri è meglio seppellirle, disperderle o invece sigillare l'urna in una tomba?

Secondo Plaisant “molti ritengono che le ceneri non possano essere disperse, il che è falso” anche perché “gli operatori funebri non sono imparziali e non sempre danno buoni consigli, o perché essi stessi privi di conoscenze o perché interessati a vendere servizi aggiuntivi nel cimitero".

Una cosa è però certa: con le ceneri non si può far quel che si vuole. Inserirle in un gioiello è vietato, mescolarle con altro pure. La loro conservazione è definita con precisione e quattro sono le opzioni principali: collocare l'urna in una volta sepolcrale, in un colombario, cioè una sovrapposizione di nicchie, in una caverna (piccola vasca scavata nel terreno con coperchio) oppure sigillarla. Dall'altro lato vi è “il divieto di tenerle in casa, anche temporaneamente”. Così in Francia.

Ma in Italia?

La cremazione dei defunti e la dispersione delle ceneri è autorizzata e disciplinata dalla legge numero 130 del 30 marzo 2001. Il principio base è che “non costituisce reato la dispersione delle ceneri di cadavere autorizzata dall'ufficiale dello stato civile sulla base di espressa volontà del defunto”, mare, fiumi e laghi inclusi, purché “in tratti liberi da natanti”, mentre ogni violazione è “punita con la reclusione da due mesi a un anno e con una multa”.