Più tempo per trattare e no allo stop dell'altoforno 2. Governo, sindacati e Mittal alleati contro la magistratura

Giuseppe Colombo
TARANTO, ITALY - NOVEMBER 29: General view of the Arcelormittal plant on November 29, 2019 in Taranto, Italy. The former Ilva of Taranto, the largest steel plant in Europe, was acquired by the Arcelor Mittal group which committed itself to the construction of the coverage of the mining basin, an immense work destined to face the dispersion of highly harmful micro-particles for the health of the citizens of the nearby neighborhood of Tamburi and the entire city and to try to reduce the environmental impact consequently from the production phases. (Photo by Ivan Romano/Getty Images)

Le ragioni, che vanno declinate come necessità, sono differenti, ma la direzione è una sola. Nella trattativa tra il governo e Mittal sul futuro dell’ex Ilva di Taranto, ancora in alto mare, si sta innestando in queste ore una dinamica inedita, una sorta di santa alleanza contro la magistratura che unisce l’esecutivo, l’azienda e i sindacati. Tutti vogliono tenere in vita l’altoforno 2, che invece il giudice ha deciso di spegnere. E l’esecutivo e i franco-indiani, spiegano fonti sindacali vicine alla partita, sono pronti a rinviare lo scontro in tribunale. Sono i contenuti della trattativa, prima ancora che i suoi sviluppi, a obbligare le parti a questa convergenza.

Il primo dato nuovo da registrare è che i legali del governo e di Mittal sono stati attivati per chiedere il rinvio dell’udienza fissata al tribunale di Milano il 20 dicembre. In quella sede e in quella data si deve discutere il ricorso cautelare che i commissari dello stabilimento hanno presentato in risposta alla decisione del colosso dell’acciaio di disimpegnarsi. È di fatto la dead line della trattativa perché se si scavalla questo passaggio in aula, è evidente che il binario giudiziario rischia di travolgere la trattativa che in queste ultime due settimane è in scena, giorno dopo giorno, al ministero dello Sviluppo economico. Rinviare l’udienza significa chiedere più tempo per trattare. Le stesse fonti, però, spiegano che questo tempo supplementare non è legato a un’intesa imminente. Il nodo più imponente, quello degli esuberi, registra ancora una distanza abissale tra Mittal, che insiste per oltre seimila uscite, e il governo, che ufficialmente parla di una cassa integrazione transitoria ma che nelle retrovie lavora per aprire fino a un massimo di duemila esuberi. 

La ragione della richiesta di allungare i tempi è perché entrambe le parti vogliono capire se c’è ancora spazio per un’intesa, anche alla luce di alcuni spiragli che si sono aperti, come la...

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