Più trasparenza sulle auto blu, Anac chiede dati chiari alle istituzioni

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Le auto blu al Quirinale  1 giugno 2018 a Roma
ANSA/MASSIMO PERCOSSI (Photo: Massimo PercossiANSA)
Le auto blu al Quirinale 1 giugno 2018 a Roma ANSA/MASSIMO PERCOSSI (Photo: Massimo PercossiANSA)

Operazione trasparenza nei confronti delle auto blu. È necessaria, lo assicura l’Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac) firmando una delibera, dopo diverse segnalazioni, in cui si invitano enti e amministrazioni a rendere pubblici i dati di quante sono le auto di servizio di cui dispongono e di quale tipologia. Dovranno pubblicarli sui propri siti istituzionali, affinché si prevengano gli usi impropri, dice l’Anac, e fenomeni di corruzione. Dati e numeri che inoltre contribuiscono ad accrescere la consapevolezza di come le risorse pubbliche vengono utilizzate e che assicurano, come affermato dall’Autorità, la totale accessibilità ai documenti delle pubbliche amministrazioni.

Le auto blu sono i veicoli pubblici in dotazione a politici o di alti funzionari dello Stato o della pubblica amministrazione e finora i dati disponibili e aperti a tutti per la consultazione sono quelli derivanti dal censimento condotto dal Dipartimento della Funzione pubblica. Ogni anno infatti le Amministrazioni sono tenute a comunicare al Dipartimento il numero di mezzi a loro disposizione, sulla base del DPCM 24 settembre 2014. I dati ora invece verrebbero pubblicati in modo diretto sul sito, anche se le amministrazioni aderiscono al censimento, dove la percentuale di quelle rispondenti si aggira intorno al 70%.

Al 31 dicembre 2020, ultimi dati pubblicati, le auto nella disponibilità delle pubbliche amministrazioni sono 26.627, di cui 734 a uso esclusivo con autista. La cifra non include solo la domanda di auto delle Amministrazioni centrali, perché a disporre di questi mezzi in Italia sono soprattutto i Comuni e le Aziende Sanitarie Locali (ASL). Rispetto al 2018 sono calate del 21%, rispetto al 2019 sono invece in aumento del 3,7%, soprattutto nel settore della sanità, un dato che risente dell’emergenza sanitaria. Nel 2010 l’Italia era al primo posto nel mondo per i funzionari che usufruivano di questo servizio, con circa 600mila auto blu, che corrispondono a 10mila per milione di abitanti. E un costo per ogni auto blu di circa 150.000 euro l’anno. Oggi ce ne sono quindi più o meno un terzo di undici anni fa, con un costo totale che corrisponde a più o meno un miliardo di euro l’anno.

L’uso di queste auto, come ricorda l’Autorità ”è concesso per le sole esigenze di servizio del titolare, ivi compresi gli spostamenti verso e dal luogo di lavoro. Sono escluse da tale regime le autovetture protette assegnate alla magistratura ai fini di sicurezza, o a altri soggetti incaricati di funzioni giudiziarie, esposti a pericolo”. L’Anac suggerisce infatti che i dati siano pubblicati sui siti istituzionali “previa anonimizzazione dei dati personali” per tutelare il diritto alla riservatezza di coloro che possono fruire delle auto di servizio.

La condotta di uso improprio infine “oltre a essere presidiata da norme penali (ad esempio quelle sul peculato d’uso, ai sensi dell’art. 314 del codice penale), è anche manifestazione di cattiva gestione e di uso inappropriato di risorse pubbliche”, si sottolinea infine nella delibera.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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