I piani di Erdogan e Putin per un "cessate il fuoco" in Libia

Fabio Greco

La Libia potrebbe vedere un cessate il fuoco a partire dalla mezzanotte di domenica prossima. La girandola diplomatica di ieri - segnata dagli andirivieni di Fayez al Serraj e Khalifa Haftar ma anche da visite annullate all'ultimo minuto (quella del presidente del Governo di accordo nazionale a Roma, irritato per la presenza del maresciallo della Cirenaica ricevuto prima di lui dal governo italiano nella capitale) - hanno fatto segnare un unico punto fermo, scritto nero su bianco da Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdogan a Istanbul, dove i due hanno inaugurato il TurkStream: "La scommessa su una soluzione militare al conflitto in corso in Libia porta solo a ulteriori sofferenze e acuisce le differenze tra i libici", si legge nella dichiarazione congiunta adottata in seguito ai colloqui dei due capi di Stato, che nel tempo sono divenuti sponsor, rispettivamente, dell'uomo forte di Bengasi e del capo del governo di Tripoli.

Nel testo si denuncia che il "deterioramento della situazione in Libia mina la sicurezza e la stabilità nello spazio circostante e in tutta la regione del Mediterraneo, così come nel Continente africano, e ha come conseguenze l'immigrazione illegale, l'ulteriore diffusione di armi, terrorismo e di altre attività criminali, tra cui il contrabbando".

Putin ed Erdogan hanno ribadito il "fermo impegno per la sovranità, l'indipendenza, l'integrità territoriale e l'unità nazionale della Libia". I leader dei due Paesi hanno sottolineato che "garantire un cessate il fuoco immediato è una priorità urgente per l'avvio di un processo politico intra-libico inclusivo sotto gli auspici delle Nazioni Unite". Nella dichiarazione congiunta, inoltre, i leader di Russia e Turchia affermano garantiscono sostegno al processo di Berlino in corso. "Ricordiamo", si legge nel testo, "che può produrre risultati tangibili con la partecipazione e il contributo dei libici e dei Paesi vicini".

L'Ue, dal canto suol sembra aver finalmente preso coscienza della gravità del quadro nel Mediterraneo, e ha cominciato a muoversi, ben attenta a mostrarsi unita. Bruxelles "intensificherà gli sforzi verso una soluzione pacifica e politica" in Libia "sostiene pienamente il processo di Berlino e tutte le iniziative delle Nazioni Unite volte a trovare una soluzione politica globale alla crisi", hanno ribadito il presidente del Consiglio Ue, Charles Michel e l'Alto rappresentante Ue Josep Borrell dopo aver incontrato Serraj nella capitale belga. 

Al Cairo, invece, si è tenuta una riunione di Francia, Egitto, Cipro, Grecia e Italia, che vedeva il ministro degli Esteri, Luigi di Maio, rifiutarsi di firmare una dichiarazione congiunta che, a suo dire, avrebbe incrinato l'unita' europea. Borrell, che incontrerà anche Haftar, ha ribadito l'importanza di "creare le giuste condizioni in vista dei passi futuri, come discusso durante la riunione ministeriale che si e' svolta ieri".

Michel, dal canto suo, ha espresso "preoccupazione per le preoccupanti escalation militari in Libia" e ha sottolineato "che non esiste una soluzione militare alla crisi libica, solo un processo politico può avvicinare la pace e la stabilità. I libici dovrebbero essere al centro della definizione del proprio futuro". Secondo Michel infine, il recente memorandum d'intesa Turchia-Libia (MOU) sulla delimitazione delle giurisdizioni marittime nel Mar Mediterraneo "viola i diritti sovrani dei paesi terzi e non e' conforme alla legge del Mare e non può produrre conseguenze legali per gli Stati terzi".