Piantedosi: sulla norma anti-rave party non decidono i social

Image from askanews web site
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Roma, 2 nov. (askanews) - "Credo sia interesse di tutti contrastare i rave illegali. Trovo invece offensivo attribuirci la volontà di intervenire in altri contesti in cui si esercitano diritti costituzionalmente garantiti a cui la norma chiaramente non fa alcun riferimento. Comunque la conversione dei decreti si fa in Parlamento, non sui social. In quella sede ogni proposta sarà esaminata dal governo". Lo afferma in una intervista al Corriere della Sera il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi spiegando che "il mio modello di gestione della sicurezza è fermezza e dialogo lasciando l'uso della forza pubblica come opzione estrema per evitare rischi peggiori".

"Questo governo ha ottenuto un forte mandato elettorale dai cittadini su temi precisi. So cosa devo fare. La tutela della sicurezza è una priorità per la coalizione che ha vinto le scorse elezioni", ribadisce. Predappio? "Si tratta di una manifestazione, una pagliacciata che deploro nella maniera più assoluta. Si svolge da anni, senza incidenti e sotto il controllo delle forze di polizia. E' accaduto - ricorda - con analoghe modalità e numeri anche in anni in cui al governo vi erano personalità politiche che ora esprimono indignazione. Posso assicurare che le forze di polizia segnaleranno all'autorità giudiziaria tutti gli eventuali comportamenti in violazione delle disposizioni vigenti". Piantedosi ricorda che "abbiamo istituzioni solide" e una Costituzione repubblicana in cui "si riconoscono tutti i partiti politici" e quindi "abbiamo gli anticorpi per sconfiggere chiunque voglia andare in un'altra direzione".

Quanto al mancato intervento allo stadio di Milano quando i capi ultras dell'Inter hanno sgomberato la curva Piantedosi sottolinea che "in alcuni casi se la forza pubblica non interviene nell'immediatezza è perché viene fatta una valutazione ponderata sul rischio di tale scelta. In uno stadio è sempre preferibile evitare interventi che potrebbero generare situazioni di gravissimo pericolo".