Piazza Fontana: da Pietrangeli a De Gregori, quante canzoni sulla strage

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di Antonella Nesi 

Fra tutte le cosiddette 'stragi di Stato', quella di piazza Fontana è senz'altro la più cantata, quella che ha trovato più echi nella canzone politica e d'autore, dalle ballate al rap. Probabilmente proprio perché quella del 12 dicembre 1969 a Milano fu la prima. E perché la bomba che esplose alle 16.45 nella filiale della Banca Nazionale dell'Agricoltura, nel cuore di Milano, a due passi dal Duomo e dal Teatro alla Scala, provocando 17 morti e 88 feriti, viene da molti considerata l'inizio di quella 'strategia della tensione' destinata a durare a lungo.  

Uno dei più popolari riferimenti musicali a Piazza Fontana è senz'altro quello contenuto in 'Viva l'Italia' di Francesco De Gregori (dall'omonimo album del 1979). A dieci anni dalla strage De Gregori cantava nel finale del brano: "Viva l'Italia/L'Italia del 12 dicembre/L'Italia con le bandiere/L'Italia nuda come sempre/L'Italia con gli occhi aperti nella notte triste/Viva l'Italia/L'Italia che resiste". 

Ma in quei dieci anni erano già stati molti gli artisti che avevano dedicato versi a piazza Fontana. Il primo tributo fu in realtà dedicato alle vicende immediatamente successive alla strage, ed in particolare alla morte dell'anarchico Giuseppe Pinelli, precipitato da una finestra della questura di Milano, dopo essere stato fermato come sospettato della strage: si tratta della "Ballata del Pinelli" o “Ballata dell'anarchico Pinelli”, di cui ormai esistono oltre 15 versioni, rimaneggiate e aggiornate negli anni.  

Ma la 'Ballata del Pinelli', secondo i più autorevoli ricercatori in materia, ebbe origine dalle strofe improvvisate da Giancorrado Barozzi, Dado Mora, Flavio Lazzarini e Ugo Zavanella nella sede del circolo anarchico "Gaetano Bresci" di Mantova, la sera del 21 dicembre 1969, il giorno dopo i funerali di Giuseppe Pinelli, sulla musica de 'Il feroce monarchico Bava' o 'Inno del sangue' (la canzone popolare ispirata dai moti di Milano del 1898). Le strofe originarie formano comunque l'impianto sul quale si svilupperanno tutte le numerose varianti della ballata, una delle quali recava per la prima volta l'espressione "strage di stato". "Quella sera a Milano era caldo/Ma che caldo che caldo faceva/Brigadiere apra un po' la finestra/ E ad un tratto Pinelli cascò", l'incipit pressoché immutato in tutte le versioni.  

Un altro brano, tra i primi a riferirsi a Piazza Fontana è "È finito il '68" di Paolo Pietrangeli. "È finito il sessantotto/È finito con un botto/Tutti a casa siam tornati/Gli ideali ripiegati (...) Dappertutto/Ora è più brutto/Son bastati pochi mesi/Qualche po' di Calabresi/Una Guida non sicura/Poco allegra è la Ventura", cantava Pietrangeli citando tanto il commissario Luigi Calabresi quanto l'allora questore di Milano, Marcello Guida.  

Pietrangeli tornò a fare riferimento a Piazza Fontana molti anni dopo nella canzone 'Franco', scritta in memoria di Franco Coggiola, intellettuale, ricercatore dell'Istituto Ernesto De Martino, suo grande amico, scomparso nel 1996. "Piazza Fontana e poi Bologna/in mezzo Brescia e la vergogna/anni di piombo nei polmoni/non si scrivevano canzoni/noi non ne cantammo più".  

Nel 1973 è invece Giorgio Gaber nella canzone "E tu mi vieni a dire" a parlare di strage di Stato: "A Milano muoiono in circostanze misteriose/alcuni testimoni della strage di Stato/intanto alla televisione Mariano Rumor/con calma esorta all'ordine il popolo italiano. E tu mi vieni a dire 'Io amo' come se l'amore... E tu mi vieni a dire 'Io muoio' come se la morte... E tu mi vieni a dire 'Io soffro' come se il dolore...", canta Gaber. 

Nel 1977, Dario Fo, include in 'Ci ragiono e canto vol. 2', la canzone 'Eppure da un poco di tempo', dove recita: "Eppure da un poco di tempo i padroni han paura/Han capito che stavolta la faccenda si rivolta/han capito che è cambiato che è finito il gran mercato/non li salvano le bombe con le stragi nelle piazze/il processo insabbiato e pure il colpo di stato". 

Più di quindici anni dopo, è la band hip hop napoletana dei 99 Posse a fare riferimento a Piazza Fontana in 'Odio' (dall'album 'Curre curre guagliò' del 1993): "Un odio dritto nel cuore gela il sangue nelle vene e penso al 12 dicembre ’69/lo stato delle stragi lo stato delle trame/e non ridono più tutti quei morti ammazzati/dai proiettili vaganti o dagli sbirri infiltrati". Ma riferimenti alla strategia della tensione si trovano anche nel brano 'Ripetutamente': "Coi soldi della mafia si comperano i voti/fanno gli sciacalli dopo i terremoti/hanno sfruttato corrotto insabbiato/tramite il servizio segreto di stato/usato ogni mezzo a disposizione/la bomba in piazza sul treno alla stazione".  

Temi cari anche i Modena City Ramblers, che ne parlano in "Il giorno che il cielo cadde su Bologna" e "Nostra Signora dei Depistati", ma in particolare fanno riferimento a Piazza Fontana nella canzone 'Quarant'anni' del 1994 dedicata alla Prima Repubblica: "Ho visto bombe di stato scoppiare nelle piazze/E anarchici distratti cadere giù dalle finestre". E ai Litfiba che in "Maudit" (dall'album 'Terremoto' del 1993) cantano: "E le stragi senza nome, Tutte passano da Roma. Pizze pazze e corruzione". 

Sempre nel 1994, il cantautore Massimo Bubola (famoso anche per la sua collaborazione con Fabrizio De Andrè) dedica alle stragi impunite, da Piazza Fontana a Ustica, il brano 'Tutti assolti': "Tutti assolti/noi li vediamo andare tutti assolti/eppure conosciamo bene i loro nomi e i loro volti/ma li vediamo andare assolti". 

Un riferimento più dissacrante e sarcastico arriva poi sul palco del Teatro Ariston di Sanremo nel febbraio del 1996 con "La terra dei cachi" di Elio e Le Storie Tese: "...Italia si', Italia no, Italia bum! La strage impunita. Puoi dir di si', puoi dir di no, ma questa è la vita...". Brano che ottiene il Premio della critica del festival e si classifica secondo. Negli anni 2000, è Loredana Bertè in "Mufida" (brano pubblicato in 'Babybertè' del 2005) a dedicare una strofa alle stragi: "Ai giorni perduti tra lacrime e fumo, Sotto i manganelli usati sui fratelli. Per tutti gli anni contro, agli anni spaccati. A quelli di piombo e maledette stragi".