Piccole varianti crescono: adesso c'è la Mu e la C.1.2

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(Photo: Aitor Diago via Getty Images)
(Photo: Aitor Diago via Getty Images)

Il 30 agosto, l’Istituto Nazionale delle Malattie Trasmissibili del Sudafrica ha annunciato che sul territorio nazionale è presente una nuova variante: la C.1.2. La nuova mutazione, si legge nel comunicato dell’Istituto, è stata scoperta lo scorso maggio, e da allora viene monitorata dagli scienziati. Secondo gli ultimi dati disponibili, tracce della C.1.2 sono state rilevate anche in altri sette paesi, tra cui Stati Uniti, Cina e Portogallo. Non è chiaro, sempre secondo gli esperti sudafricani, se la variante sia in grado di aggirare la difesa immunitaria dei vaccini attualmente in uso: “Il sospetto è la C.1.2 potrebbe eludere parzialmente la protezione dei vaccini. Ma questi ultimi – prosegue la nota - continueranno a offrire alti livelli di protezione contro il ricovero e la morte”.

L’altra variante è stata scoperta a gennaio in Colombia, ed è stata ribattezzata Mu. Nel suo bollettino settimanale dedicato all’evoluzione della pandemia, l’Organizzazione Mondiale della Sanità la definisce come una VOI (variant of interest), da monitorare con la massima attenzione a livello globale, anche perché la Mu sta già circolando nel resto del continente sudamericano, in particolare in Ecuador. La diffusione su scala mondiale è ancora relativamente bassa, pari allo 0.1% dei casi registrati sul pianeta. Per l’OMS la questione fondamentale – sia nel caso della nuova variante in Sudafrica, sia per la Mu – è proseguire con la campagna vaccinale, in attesa di raccogliere più dati che possano far capire se le nuove varianti in circolazione siano in grado di superare la protezione immunitaria fornita dai vaccini.

La variante Delta, invece, ormai la più diffusa in territorio europeo, aumenta la probabilità di ospedalizzazione dei contagiati. Lo afferma uno studio dell’Università di Cambridge, che tra marzo e maggio ha esaminato i dati di 43mila contagiati nel Regno Unito. Secondo l’analisi, i soggetti che hanno contratto la Delta vengono ricoverati due volte di più rispetto a coloro che hanno avuto la variante Alpha (la prima di quelle individuate nel 2020). Al di là di quale sia la variante con la quale si viene contagiati, per gli scienziati inglese, un dato emerge in maniera evidente: la maggioranza delle persone che vengono ricoverate non si sono vaccinate.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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