Piemonte, oltre 370 i detenuti per 'codice rosso'

Sono complessivamente 373 i maltrattanti e sex offenders presenti nelle 11 carceri del Piemonte. Di questi 173 al Lorusso e Cutugno di Torino, 106 a Biella, 49 a Vercelli, 11 a Ivrea, 10 a Cuneo, 6 rispettivamente al San Michele e al Don Soria di Alessandria, 4 a Verbania, 3 rispettivamente a Fossano e a Novara e 2 ad Asti'' Il dato è stato reso noto in occasione del convegno 'Tempo perso? Il ruolo del carcere nei percorsi trattamentali di sex-offenders e maltrattanti', organizzato e moderato dal garante regionale delle persone detenute Bruno Mellano. "Un’occasione – ha sottolineato Mellano - per riflettere su esperienze e buone pratiche nell’ambito dei trattamenti previsti in ambito carcerario per le persone detenute per reati da ‘codice rosso’, anche alla luce del fatto che la legge finanziaria nazionale ha previsto nel bilancio 2 milioni di euro annui, per il triennio 2021-2023, per garantire e implementare la presenza di professionalità psicologiche esperte all'interno degli Istituti penitenziari per consentire un trattamento intensificato cognitivo-comportamentale nei confronti degli autori di reati contro le donne e per la prevenzione della recidiva".

All'incontro è intervenuta la responsabile dell’Ufficio detenuti e trattamento del Provveditorato dell’Amministrazione penitenziaria regionale Catia Taraschi, che ha sottolineato "l’importanza dello stanziamento statale, che consentirà di implementare gli interventi già attivi sul territorio e, soprattutto, di prevederne di nuovi per averne almeno uno in ogni sezione che ospita questa tipologia di detenuti". Dea Demian Pisano, assistente sociale ed esperta presso l’Ufficio del garante regionale della Campania ha raccontato, invece, un progetto messo in atto con 17 sex offenders del carcere napoletano di Poggioreale osservando che "in alcuni casi non si rendevano pienamente conto del male compiuto per via dei pregiudizi e delle mentalità in cui sono cresciuti. Avere avuto la possibilità di avvicinarli e confrontarsi – ha osservato – ha contribuito a modificare il loro punto di vista".

La coordinatrice della formazione e dei progetti speciali del dipartimento di salute mentale dell’Asl Roma 1 Adele Di Stefano ha evidenziato che "non è detto che tutti i trattamenti siano validi per tutti i tipi di detenuti che hanno commesso questi tipi di reato, ma per l’Italia l’importante è cominciare, dal momento che è ancora piuttosto indietro rispetto a molti Paesi d’Europa" e ha richiamato la necessità "di imparare a lavorare in rete a cominciare dai Tribunali, dagli avvocati e dal Servizio sanitario regionale. Se non cominciamo ora che ci sono le possibilità, anche economiche, per farlo, rischiamo di perdere un'occasione importante".

Il presidente del Centro italiano di promozione della mediazione (Cipm) di Milano Paolo Giulini ha rimarcato la necessità che "la pena, soprattutto in questo ambito, sia utile ed efficace. E l’Ue insiste sulla necessità che la pena non sia solo retributiva, ma ‘riparativa del sé e delle relazioni future che l’autore del reato intratterrà al termine della pena’ e miri a far comprendere appieno il male commesso nei confronti delle vittime". Per Georgia Zara, docente del dipartimento di Psicologia dell’Università di Torino e vicepresidente dell’Ordine degli psicologi del Piemonte, illustrando il progetto pilota 'Sorat' destinato a chi ha commesso reati sessuali ed è recluso nel carcere torinese delle Vallette ha spiegato che ''il reato sessuale non è una ‘questione privata’, non ha nulla a che fare con il desiderio di contatto con la vittima".

Concludendo i lavori, il portavoce dei garanti territoriali Stefano Anastasia, garante dei detenuti del Lazio e dell’Umbria e docente del dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Perugia, ha messo in guardia sul fatto che "si tratta di una sfida ardua, poiché non di rado la pena detentiva è ‘condanna al tempo perso’, ma non impossibile, orientando la prospettiva entro cui operare alla rieducazione dell’autore di reato, alla tutela della vittima del realto e alla prevenzione di comportamenti d’inciviltà una volta scontata la pena''.